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	<title>Espansione On Line</title>
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	<description>Espansione On Line - L&#039;essenza delle cose</description>
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		<title>Bandiere blu 2012: Liguria ancora prima</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Assegnati ieri a Roma i riconoscimenti della Fee. Sono stati 131 i Comuni premiati, per un totale di 246 spiagge che potranno far sfoggio del prestigioso vessillo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono <strong>246 le spiagge</strong> italiane che nel 2012 potranno far sventolare la <strong>bandiera blu</strong>.<br />
Ieri a Roma, infatti, la <strong>Fondazione per l&#8217;educazione ambientale</strong> (Fee), in collaborazione con <strong>Enel Sole</strong>, ha consegnato i premi della 26° edizione del concorso dedicato alle località rivierasche più belle dello Stivale.</p>
<p>PAGELLE &#8211; <strong>131 i Comuni premiati</strong> in questa edizione, 13 in più rispetto al 2011.<br />
Per quanto riguarda la <a href="http://www.bandierablu.org/common/blueflag.asp?anno=2012&amp;tipo=bb" target="_blank">distribuzione delle bandiere blu</a>, la <strong>Liguria</strong> si conferma ancora campione regionale con 18 località vincitrici, una in più rispetto allo scorso anno. A pari merito con 16 località seguono le <strong>Marche</strong> e la <strong>Toscana</strong>, l&#8217;<strong>Abruzzo</strong> (con 14 Bandiere Blu) e la <strong>Campania</strong> (13), che guadagna una nuova località; sei vessilli per la <strong>Sardegna</strong> con un riconoscimento in più rispetto all&#8217;anno scorso.<br />
Piccolo calo, invece, nei riconoscimenti assegnati agli <strong>approdi turistici</strong>, 61, rispetto ai 63 della precedente edizione.</p>
<p>SOLITE POLEMICHE &#8211; Ancora una volta, la versione italiana del premio internazionale ha destato qualche perplessità. Del resto non potrebbe essere diversamente, visto che la valutazione di ogni singolo candidato si basa sulla <strong>documentazione autocertificata</strong> inviata dalle amministrazioni in concorso. Così come i <strong>controlli</strong>, che vengono demandati alle Autorità per il Territorio di ciascuna regione.<br />
Sta di fatto che negli ultimi 12 anni le bandiere blu italiane sono aumentate vertiginosamente: dalle 70 località premiate del 2000, siamo arrivati alle 131 di ieri.<br />
Segno sicuramente di un maggior impegno per l&#8217;ambiente da parte delle località rivierasche; forse, però, sarebbe il caso di rivedere i parametri del concorso: il rischio, infatti, è quello di far diventare sempre più sbiadite queste prestigiose bandiere blu.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Dagong sceglie Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Romana di Biagio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Made in China]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova agenzia di rating cinese, in attesa dell'ok da parte dell'Esma, approda nel Vecchio Continente e sceglie il capoluogo lombardo come quartier generale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avevamo <a href="http://www.espansioneonline.it/2011/10/sfida-cinese-al-rating-americano/" target="_blank">anticipato già a ottobre</a> e oggi la nuova agenzia di rating cinese <strong>Dagong</strong> ha confermato: la sede del quartier generale nel Vecchio Continente sarà a <strong>Milano</strong>.<br />
In attesa di superare l&#8217;esame dell&#8217;<strong>Esma</strong>, l&#8217;autorità europea competente per gli strumenti finanziari e i mercati, la Dagong continua quindi ad attrezzarsi per la sua nuova sfida. Sbarcare sui mercati occidentali e sfidare le ben più note (soprattutto in questi mesi) dirimpettaie americane: <strong>Fitch</strong>, <strong>Moody’s</strong> e <strong>Standard &amp; Poor’s</strong>.</p>
<p>Un progetto ambizioso, che dovrebbe decollare a inizio 2013 e che prevede la creazione di una joint-venture con il fondo di private equity sino-italiano Mandarin Capital. La società Dagong Europe sarà controllata per il 60% da Pechino e per il 40%  dalla componente italiana.</p>
<p>Guidata dall&#8217;ex numero uno di Fitch Italia <strong>Marco Cecchi di Rossi</strong>, secondo le stime degli analisti potrebbe aggiudicarsi nei primi cinque anni di attività una fetta del <strong>5-10% del mercato azionario</strong>, per un giro d’affari di 9 milioni di euro. Certo una piccola fetta rispetto al 95% di mercato controllato dalle tre big a stelle e strisce (fatturato da 4,45 miliardi di dollari l’anno), ma comunque tale da far diventare la Dagong una parte attiva nel settore delle agenzie di rating internazionali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pronte a sventolare le Bandiere Blu 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Espansione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri la 26° edizione delle Bandiere Blu, il riconoscimento alle spiagge più belle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un aprile piovoso e novembrino, anche al nord Italia sembra essere arrivato il caldo estivo.<br />
E con le temperature alte, è tornata anche la voglia di mare, che sarà ulteriormente acuita lunedì 14 maggio, quando a Roma <em>presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri</em> verranno consegnate le <strong>bandiere blu 2012</strong>, il riconoscimento giunto alla sua 26° edizione che premia le località costiere più pulite d&#8217;Italia.</p>
<p>In attesa di sapere se ci saranno new entry o clamorose esclusioni, vi riproponiamo integralmente la lista delle località premiate nel 2011. (Fonte <a href="http://www.bandierablu.org/common/index.asp" target="_blank">www.bandierablu.org</a>)</p>
<p><strong>Lombardia:</strong></p>
<ul>
<li>Gardone Riviera  (new entry)</li>
</ul>
<p><strong>Abruzzo:</strong></p>
<ul>
<li>Rocca San Giovanni</li>
<li>Ortona</li>
<li>San Salvo</li>
<li>San Vito Chietino</li>
<li>Vasto</li>
<li>Fossacesia</li>
<li>Alba Adriatica</li>
<li>Pineto</li>
<li>Roseto degli Abruzzi</li>
<li>Martinsicuro</li>
<li>Silvi Marina</li>
<li>Tortoreto</li>
<li>Giulianova</li>
</ul>
<p><strong>Basilicata:</strong></p>
<ul>
<li>Maratea</li>
</ul>
<p><strong>Calabria:</strong></p>
<ul>
<li>Cariati &#8211; Marina di Cariati</li>
<li>Amendolara (new entry)</li>
<li>Cirò Marina &#8211; Punta Alice</li>
<li>Roccella Jonica</li>
<li>Marina di Gioiosa Jonica</li>
</ul>
<p><strong>Campania:</strong></p>
<ul>
<li>Massa Lubrense</li>
<li>Positano</li>
<li>Vibonati &#8211; Villammare</li>
<li>Sapri</li>
<li>Montecorice-Agnone &#8211; Agnone e Capitello</li>
<li>Pisciotta</li>
<li>Ascea Velia</li>
<li>Agropoli</li>
<li>Casal Velino</li>
<li>Centola &#8211; Palinuro</li>
<li>Castellabate</li>
<li>Pollica &#8211; Acciaroli e Pioppi</li>
</ul>
<p><strong>Emilia Romagna:</strong></p>
<ul>
<li>Comacchio &#8211; Lidi comacchiesi</li>
<li>Cesenatico</li>
<li>San Mauro Pascoli &#8211; San Mauro Mare</li>
<li>Ravenna &#8211; Lidi Ravennati</li>
<li>Cervia</li>
<li>Bellaria Igea Marina</li>
<li>Rimini</li>
<li>Cattolica</li>
<li>Misano Adriatico</li>
</ul>
<p><strong>Friuli-Venezia Giulia:</strong></p>
<ul>
<li>Grado</li>
<li>Lignano Sabbiadoro</li>
</ul>
<p><strong>Lazio:</strong></p>
<ul>
<li>Latina</li>
<li>Sabaudia</li>
<li>San Felice Circeo</li>
<li>Sperlonga</li>
<li>Anzio</li>
</ul>
<p><strong>Liguria:</strong></p>
<ul>
<li>Moneglia</li>
<li>Chiavari</li>
<li>Lavagna</li>
<li>Bordighera</li>
<li>Camporosso</li>
<li>Lerici</li>
<li>Ameglia &#8211; Fiumaretta</li>
<li>Noli</li>
<li>Savona &#8211; Fornaci</li>
<li>Loano</li>
<li>Bergeggi</li>
<li>Albissola Marina</li>
<li>Albisola Superiore</li>
<li>Finale Ligure</li>
<li>Spotorno</li>
<li>Varazze</li>
<li>Celle Ligure</li>
</ul>
<p><strong>Marche:</strong></p>
<ul>
<li>Senigallia</li>
<li>Numana &#8211; Numana Bassa e Numana Alta</li>
<li>Ancona &#8211; Portonovo</li>
<li>Sirolo</li>
<li>Grottammare</li>
<li>San Benedetto del Tronto</li>
<li>Cupra Marittima</li>
<li>Porto San Giorgio</li>
<li>Porto S.Elpidio</li>
<li>Porto Recanati</li>
<li>Civitanova Marche &#8211; Lungomare Nord e Centro</li>
<li>Potenza Picena &#8211; Porto Potenza Picena</li>
<li>Gabicce Mare</li>
<li>Fano</li>
<li>Pesaro</li>
<li>Mondolfo</li>
</ul>
<p><strong>Molise:</strong></p>
<ul>
<li>Termoli</li>
</ul>
<p><strong>Piemonte:</strong></p>
<ul>
<li>Cannobio</li>
<li>Cannero Riviera</li>
</ul>
<p><strong>Puglia:</strong></p>
<ul>
<li>Ostuni</li>
<li>Fasano (new entry)</li>
<li>Polignano a Mare</li>
<li>Rodi Garganico</li>
<li>Salve</li>
<li>Melendugno</li>
<li>Otranto (rientra)</li>
<li>Ginosa</li>
</ul>
<p><strong>Sardegna:</strong></p>
<ul>
<li>La Maddalena &#8211; Punta Tegge; Spalmatore</li>
<li>Santa Teresa Gallura &#8211; La Rena Bianca</li>
<li>Castel Sardo (new entry)</li>
<li>Quartu Sant’Elena (rientra)</li>
</ul>
<p><strong>Sicilia:</strong></p>
<ul>
<li>Menfi</li>
<li>Lipari (new entry)</li>
<li>Fiumefreddo di Sicilia &#8211; Marina di Cottone</li>
<li>Ragusa &#8211; Marina di Ragusa</li>
<li>Pozzallo</li>
<li>Ispica (new entry)</li>
</ul>
<p><strong>Toscana:</strong></p>
<ul>
<li>Monte Argentario</li>
<li>Castiglione della Pescaia</li>
<li>Grosseto &#8211; Marina di Grosseto e Principina a Mare</li>
<li>Follonica</li>
<li>Cecina</li>
<li>Piombino – Riotorto &#8211; Parco Naturale della Sterpaia</li>
<li>Livorno &#8211; Antignano e Quercianella</li>
<li>San Vincenzo</li>
<li>Rosignano Marittimo &#8211; Castiglioncello e Vada</li>
<li>Bibbona &#8211; Marina di Bibbona</li>
<li>Castagneto Carducci</li>
<li>Forte dei Marmi</li>
<li>Pietrasanta</li>
<li>Camaiore</li>
<li>Viareggio</li>
<li>Pisa &#8211; Marina di Pisa, Tirrenia, Calambrone</li>
</ul>
<p><strong>Veneto:</strong></p>
<ul>
<li>Caorle</li>
<li>San Michele al Tagliamento &#8211; Bibione</li>
<li>Eraclea</li>
<li>Venezia &#8211; Lido di Venezia</li>
<li>Jesolo</li>
</ul>
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		<title>Conferenza sul clima di Rio. Nuova edizione, vecchi problemi</title>
		<link>http://www.espansioneonline.it/2012/05/conferenza-clima-rio-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 12:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra poco più di un mese la Conferenza di Rio sul clima, a distanza di vent'anni da quel Vertice della Terra svoltosi sempre in Brasile. Ma, a distanza di quattro lustri, quanti di quegli obiettivi sono stati centrati?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca ormai poco più di un mese alla <a href="http://www.espansioneonline.it/2012/05/il-mondo-riparte-da-rio-de-janeiro/" target="_blank"><strong>Conferenza sul clima di Rio de Janeiro</strong></a>, in programma dal 20 al 22 giugno e a cui parteciperanno tutti i Paesi delle Nazioni Unite.<br />
Come si legge sul sito del <a href="http://www.minambiente.it/home_it/menu.html?mp=/menu/menu_attivita/&amp;m=argomenti.html|Sviluppo_sostenibile__SvS_.html|Conferenza_Rio_20.html" target="_blank">Ministero dell&#8217;ambiente</a>, saranno due i temi portanti del summit: &#8220;<em>A Green Economy in the context of sustainable development and poverty eradication</em>&#8221; (un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e riduzione della povertà) e &#8220;<em>Institutional framework for sustainable development</em>&#8221; (quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile).<br />
Titoli, come spesso accade, generici e talvolta fumosi, dietro ai quali si prospettano epocali prese di posizione (quest&#8217;anno si parla della creazione di un fondo destinato ai settori eco-friendly che raccolga fino al 2050 il 2% del pil mondiale). Troppo spesso, però, queste <strong>conferenze internazionali si concludono con un buco nell&#8217;acqua</strong>.<br />
Una dimostrazione? Basta semplicemente andare indietro di vent&#8217;anni quando, dal 3 al 14 giugno 1992 sempre a Rio, si svolse il <strong>Vertice della Terra</strong>.<br />
Ecco la <a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/dichiarazione_rio.pdf">dichiarazione finale del Vertice della Terra Rio 1992</a> e <strong></strong>i &#8220;<strong>dieci comandamenti</strong>&#8221; che vennero stilati:</p>
<ol>
<li>Far sì che la globalizzazione operi in favore dello sviluppo sostenibile. I benefici della globalizzazione sono distribuiti in maniera disuguale e i Paesi più poveri del mondo sono rimasti indietro. Fra le iniziative suggerite: eliminazione dei sussidi e maggiore apertura dei mercati nei Paesi industrializzati ai prodotti dei Paesi in via di sviluppo.</li>
<li>Eliminare la povertà e migliorare le esistenze di quanti vivono nelle zone rurali e nelle aree urbane. Debbono essere compiuti degli sforzi per migliorare l’accesso al credito, l’istruzione, l’agricoltura e per minimizzare gli sprechi.</li>
<li>Modificare i modelli di produzione e di consumo insostenibili, mediante un incremento dell’efficienza energetica pari a quattro volte l’attuale nel giro di 30 anni.</li>
<li>Migliorare la salute mediante un accesso sicuro e garantito all’acqua dolce, una diminuzione del piombo contenuto nella benzina e una migliore qualità dell’aria nelle abitazioni.</li>
<li>Garantire l’accesso all’energia e aumentare l’efficienza energetica, sviluppando tecnologie rinnovabili ed efficac.</li>
<li>Gestire gli ecosistemi e la biodiversità su base sostenibile, affrontando i problemi dello sfruttamento eccessivo della pesca, le pratiche non sostenibili di silvicoltura e l’inquinamento marino.</li>
<li>Migliorare la gestione della fornitura di acqua dolce e assicurarne una distribuzione più equa.</li>
<li>Fornire delle risorse finanziarie per il trasferimento e la condivisione di tecnologie eco-compatibili.</li>
<li>Favorire lo sviluppo sostenibile in Africa mediante programmi che possano affrontare i problemi della fame, della sanità e della tutela ambientale, oltre che della gestione delle risorse.</li>
<li>Rafforzare la capacità di governo internazionale per lo sviluppo sostenibile, allo scopo di promuovere un approccio integrato e globale, al posto dell’approccio compartimentalizzato attuale.</li>
</ol>
<p>Quanti di questi obiettivi sono stati centrati? Difficile dirlo: forse tutti, forse nessuno. Certo è che, complice la congiuntura economica, anche in questo vertice sarà molto difficile trovare una comunione d&#8217;intenti su scala globale da cui possano nascere concrete politiche di sostegno alla green e blue economy.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi viaggia più verde vince</title>
		<link>http://www.espansioneonline.it/2012/05/shell-eco-marathon-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 16 al 19 maggio a Rotterdam la 28° Shell Eco Marathon, l'evento sulla ricerca e la mobilità sostenibile. Al via 227 team provenienti da tutta Europa, dodici dei quali italiani. Anche Espansione sarà presente per offrire reportage quotidiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggiare per 4896,1 Km consumando solo un litro di benzina. Oppure utilizzare un kWh di energia per percorrere una distanza di 1.108 Km. Numeri da fantascienza? Non del tutto. Questi risultati, infatti, sono stati raggiunti nelle ultime due edizioni della <a href="http://www.shell.com/home/content/ecomarathon/" target="_blank"><strong>Shell Eco-marathon</strong></a>, l&#8217;evento promosso dalla multinazionale olandese volto a studiare le applicazioni e le potenzialità della mobilità sostenibile e la cui 28° edizione si terrà a <strong>Rotterdam</strong> dal 16 al 19 maggio.</p>
<p><strong>Numeri -</strong> Alla 28° edizione della Shell Eco Marathon parteciperanno <strong>227 team</strong> provenienti da 24 Paesi europei (<em>nella foto il prototipo del Politecnico di Milano nell&#8217;edizione 2011</em>). Per quanto riguarda l&#8217;<strong>Italia</strong>, saranno dodici le squadre e i veicoli al via: Zero C di Carpi, SenzaBenza di Maranello, FaenzaITIracing e FaenzAlcoholRacing di Faenza, Energy and Motion di Vicenza, H2politO &#8211; molecole da corsa e H2politO &#8211; molecules going hybrid di Torino, mecc-e e mecc-H2 di Milano, Unibas Racing Team di Potenza, Salento Eco Team di Lecce, EcoKatane Engineering di Catania.</p>
<p><strong>Categorie -</strong> Se la finalità del progetto è sempre la stessa (percorrere più chilometri con il minor consumo), saranno due le categorie in gara: quella <strong>prototipi</strong> (progettazione mirata a massimizzare l’efficienza del motore, realizzando veicoli che spesso hanno un aspetto avveniristico) e quella <strong>UrbanConcept</strong>, nella quale i veicoli sono creati secondo i criteri più convenzionali delle quattro ruote.<br />
Nel dettaglio, quest’anno saranno in gara 160 Prototipi e 67 veicoli UrbanConcept, i team italiani parteciperanno con 8 veicoli nella prima categoria e con 4 nella seconda.</p>
<p><strong>Tracciato -</strong> Una delle novità dell&#8217;edizione 2012 della Shell Eco Marathon sarà il percorso: per la prima volta, infatti, la gara si terrà su di un t<strong>racciato cittadino</strong> di 1,6 km a giro (da ripetere 10 volte). Questo è contraddistinto da cinque curve a 90°, tra cui una chicane. Molte accelerazioni, dunque, per testare al meglio le potenzialità dei prototipi.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/VTCXgS75e3E" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>Online -</strong> Diversi i canali su cui sarà possibile seguire l&#8217;evento in diretta. Oltre ai canali ufficiali degli organizzatori (sito internet della Shell, youtube, facebook e twitter), anche <strong>Espansione</strong> offrirà quotidianamente una serie di aggiornamenti, con interviste, fotografie e contributi video realizzati dal nostro inviato a Rotterdam.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ecoshow 2012, ecco il programma</title>
		<link>http://www.espansioneonline.it/2012/05/programma-eco-show-2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Diramata la scaletta dell'evento online sull'ecologia, in programma dal 23 al 25 maggio. Tre i temi: territorio, energia e risorse. Ospiti il direttore di Espansione Marco Gatti, Pier Maran, Gunter Pauli e i premi Nobel Elinor Ostrom e Dario Fo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia a prendere forma la nuova edizione di <a href="http://www.ecoshow.it/" target="_blank"><strong>Ecoshow</strong></a>, il web evento sull&#8217;ecologia in programma dal 23 al 25 maggio.<br />
Gli organizzatori, infatti, dopo aver confermato la <a href=" http://www.espansioneonline.it/2012/05/una-scossa-alla-citta-2012/" target="_blank">presenza di alcuni premi nobel</a>, hanno anche stilato una tabella di marcia preciso.</p>
<p>Mercoledì 23 maggio il tema sarà quello del &#8220;<strong>territorio</strong>&#8220;: a intervenire, tra gli altri, <strong>Dario Fo</strong>.<br />
Giovedì 24 maggio, invece, la parola chiave sarà &#8220;<strong>energia</strong>&#8220;. Referenti <strong>Gunter Pauli</strong> (fondatore della <a href="http://www.espansioneonline.it/2010/12/dove-finisce%E2%80%A9-leconomia-verde-comincia%E2%80%A9-quella-blu/" target="_blank">blue economy</a>), l&#8217;assessore alla mobilità di Milano <strong>Pier Maran</strong> e il direttore di Espansione <strong>Marco Gatti</strong>.<br />
Nella giornata conclusiva di venerdì 25 maggio si approfondirà il tema delle &#8220;<strong>risorse</strong>&#8220;: ad aprire i lavori un contributo di <strong>Elinor Ostrom</strong>, nobel all&#8217;economia nel 2009.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ecoshow.it/phocadownload/comunicati/ecoshow_2012_programma.pdf" target="_blank"><em><strong>Scarica il programma completo</strong></em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Passera vs petrolieri. &#8220;Giù la benzina di 5 centesimi&#8221;</title>
		<link>http://www.espansioneonline.it/2012/05/costo-benzina-passera-incontra-la-filiera/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Espansione]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Osservatorio dei prezzi certifica come, al netto delle accise, il pieno in Italia costa 5 centesimi in più al litro rispetto alla media europea, soprattutto ora che il petrolio costa meno. Le tasse, che però il Governo non vuole abbassare, fanno il resto. Consumi giù del 20% in tre anni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro cruciale questa mattina a Roma tra il Ministro dello Sviluppo economico, <strong>Corrado Passera</strong>, e i rappresentanti della <strong>filiera dei carburanti</strong>.<br />
Al centro della discussione molti punti legati al <strong>costo della benzina</strong>, al peso delle accise, a ipotetici &#8220;tetti&#8221; per i prezzi alla pompa, come avviene da anni in Germania.<br />
Il tutto parte dalle ultime rilevazioni elaborate dall&#8217;<strong>Osservatorio Prezzi</strong>, dove si sottolinea come in Italia, al netto delle imposte statali, sia la benzina che il gasolio costano <strong>5 centesimi in più</strong> rispetto alla media europea. Un balzello immotivato (del resto evidenziato anche dall&#8217;Unione Europea) che le recenti riduzioni non possono aver annullato.</p>
<p><em>&#8220;Proprio per questo il Governo ha chiesto ad aziende e gestori un abbassamento immediato del prezzo dei carburanti a fronte della discesa dei prezzi internazionali e si aspetta già da oggi un calo di 4 o 5 centesimi a litro&#8221;</em>, ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo Economico, <strong>Claudio De Vincenti</strong>, al termine del Tavolo sui carburanti.</p>
<p>Sull&#8217;altro fronte, però, <strong>lo Stato sa di non poter fare a meno della benzina</strong>: grazie agli aumenti delle accise, infilati nella ultima manovra del Governo Berlusconi e nel decreto Salva-Italia, le italiche casse hanno avuto maggiori entrate per <strong>880 milioni di euro</strong> (+21,9%). Insieme a quello dell&#8217;energia, è proprio questo il comparto che trascina in positivo il bilancio tributario. In tempi di rigore e deficit da abbattere, può un Esecutivo fare a meno delle Accise?</p>
<p><strong>Consumi giù -</strong> Mentre si aspettano le conclusioni di questo incontro, un dato resta incontrovertibile. Negli ultimi tre anni, il consumo dei carburanti in Italia è diminuito quasi del <strong>20%</strong>. Certo la fetta maggiore dipende dal minor consumo industriale, con la crisi che ha fatto chiudere molte imprese. Ma anche in campo privato, gli italiani iniziano a considerare l&#8217;auto come un mezzo da utilizzare con maggior attenzione. E forse è proprio questa l&#8217;unica buona notizia in tutta questa storia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il 3D ci cambia la vita. E non solo in salotto</title>
		<link>http://www.espansioneonline.it/2012/05/3d-in-sala-operatoria/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 10:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Catania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personal Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Il professor Pietro Litta, dell’azienda Ospedaliera di Padova, ci racconta il primo intervento in 3D in Italia. Un settore che, intanto spopola anche tra tv e videogame]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cinema, tv, telecamere, fotocamere, smartphone, console giochi, e molto altro ancora. Il 3D è ormai ovunque ed è pronto a fare irruzione anche in sala operatoria. Ad aprire la strada nel nostro Paese è la clinica Ginecologica dell’azienda Ospedaliera di Padova, dove lo scorso 25 marzo è andato “in onda” (pressoché in contemporanea con un analogo esperimento a Pescara) il primo intervento in 3D tutto italiano. A eseguirlo l’equipe del professor <strong>Pietro Litta</strong>, che abbiamo contattato per una breve intervista.</p>
<p><strong>Professore, ci può spiegare come si fa un’operazione in 3D?</strong><br />
Quel che abbiamo eseguito è una isterectomia (rimozione dell’utero) in laparoscopia, la differenza sta nelle tecnologie di visione. Nel nostro caso abbiamo impiegato una sonda in 3D collegata a un monitor ad alta definizione da guardare con le apposite lenti.</p>
<p><strong>Significa che oltre al camice e alla mascherina lei e la sua equipe eravate muniti di occhialini come quelli che si indossano al cinema?</strong><br />
Sì, lenti di tipo passivo per la precisione.</p>
<p><strong>Dentro un addome come fosse Avatar…</strong><br />
Non proprio, l’obiettivo è diverso rispetto al 3D cinematografico. Nel nostro caso la tridimensionalità non serve per impressionare ma per migliorare la profondità di campo. Se prima lavoravamo su una visuale piatta nella quale dovevamo interpretare i rapporti fra gli spazi in modo pressoché virtuale, ora possiamo ispezionare meglio i tessuti e riconoscere nei minimi particolare le strutture.</p>
<p><strong>Tutto questo in cosa si traduce per il paziente?</strong><br />
Lavorando in 3D si riduce al minimo la possibilità di danneggiare un vaso sanguigno o addirittura un organo. Nel complesso vengono ridotti i tempi dell’intervento ma soprattutto le complicanze e si agevola il decorso post operatorio: i pazienti possono essere mandati a casa la sera stessa o il giorno dopo.</p>
<p><strong>Avrebbe mai immaginato, guardando un film in 3D, che un giorno avrebbe inforcato gli occhialini anche in sala operatoria?</strong><br />
Onestamente no. Pensavo di più ai progressi della robotica.</p>
<p><strong>Nel futuro potremo fare a meno anche del chirurgo?</strong><br />
Non credo. La componente umana è ancora fondamentale. Alla base ci deve sempre essere un chirurgo che abbia una buona conoscenza dell’anatomia.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>La tv e gli altri</strong></span></p>
<p><a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/DM2350-acceso_2-1024x882.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8391 colorbox-8389" title="DM2350-acceso_2-1024x882" src="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/DM2350-acceso_2-1024x882-300x258.jpg" alt="" width="223" height="192" /></a>Quanto vale il mercato del 3D nella sua globalità?<br />
Difficile fare stime precise, ma secondo gli analisti di American Surveyor il potenziale – da qui al 2016 – è di quasi <strong>230 miliardi di dollari</strong>. Un mercato che sarà trainato soprattutto dall’elettronica di consumo e in modo particolare dai televisori 3D. Attualmente, chiarisce Npd DisplaySearch, ogni dieci Tv Lcd venduti uno dispone di tecnologie tridimensionali ma è un dato che risente del fattore prezzo (ancora piuttosto elevato); nel 2012, continua l’analista, la penetrazione potrebbe raddoppiare, per arrivare al 50% nel 2014. Televisori a parte, il mercato del 3D comprende stampanti, display, dispositivi mobili (fotocamere, videocamere, smartphone, tablet, console) e applicazioni grafiche per numerosi settori verticali (ingegneria, cinema, giochi, stampa, medicale).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff00ff;">In futuro senza occhialini</span></strong></p>
<p><a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/124349_1.jpg"><img class="alignright  wp-image-8390 colorbox-8389" title="124349_1" src="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/124349_1-300x264.jpg" alt="" width="205" height="181" /></a>In gergo tecnico si chiama “auto stereoscopia” e indica in buona sostanza la possibilità di guardare un contenuto in 3D senza occhialini. I produttori di console portatili ci sono già riusciti (come Nintendo con la sua 3DS); l’obiettivo ora è portare il concetto sul grande schermo. Quasi tutti i produttori di elettronica di consumo stanno lavorando su soluzioni che permettano di tracciare il movimento dell’occhio umano in modo da allineare le immagini a seconda degli angoli di visualizzazione. Toshiba, al recente Ces di Las Vegas, ha presentato la prima tv senza occhialini.</p>
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		<title>La biblioteca al tempo dell&#8217;Ebook</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Masali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Come faremo a prendere in prestito il libro senza carta? Il bibliotecario ci darà anche il lettore o solo il file? Le biblioteche sperimentano. E gli addetti ai lavori già litigano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Per le biblioteche l’era digitale è iniziata vent’anni fa», ci dice <strong>Stefano Parise</strong>, neo presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche. «È dagli anni ’90 che le riviste scientifiche e accademiche hanno cominciato a diventare solo o essenzialmente digitali. E, sempre negli anni ’90, le biblioteche hanno digitalizzato le loro opere rare e antiche. Ci sono progetti come Europeana, che vorrebbe digitalizzare tutta la cultura del nostro continente. Quindi per noi i contenuti digitali non sono una novità».<br />
<strong>Insomma, per voi l’ebook non è nulla di nuovo?</strong><br />
«Ora con l’avvento dei lettori di ebook sta cambiando, e cambiando sempre di più, l’abitudine di lettura del grosso pubblico. Di chi legge i romanzi e cerca la novità editoriale. Una rivoluzione che sta lentamente facendo evolvere il mercato editoriale. Più lentamente di quanto speravano gli stessi editori (adesso l’ebook mi pare che stia attorno all’1% del mercato), ma cambierà tutto il mondo del libro».<br />
<strong>E quindi come farete a prestare un ebook?</strong><br />
«Stiamo sperimentando, come facciamo sempre. Negli anni ’90, quando si sono diffusi i cd musicali, le biblioteche hanno acquistato dischi e lettori digitali per offrire questa nuova esperienza musicale. Lo stesso abbiamo fatto coi dvd, con Internet e adesso l’ebook. Ci sono biblioteche che hanno acquistato un certo numero di lettori e li hanno prestati, con un certo numero di libri precaricati».<br />
<strong>Dunque avete prestato il reader, l’oggetto fisico?</strong><br />
«La plastica, esatto. Questo, in una fase iniziale, aurorale dell’ebook, risponde a un bisogno di alfabetizzazione della popolazione».<br />
<strong>E invece per il prestito del libro immateriale in sé come siamo messi?</strong><br />
«Ci sono esperienze come quella di Media Library Online (Mlol) che si pongono come intermediari tra editori e biblioteche. Ma è un mondo ancora tutto da inventare. Alcuni editori, non tutti, si stanno convincendo che potrebbe essere un business interessante. Però, non avendo ancora colto fino in fondo rischi e opportunità, gli editori tendono a mettere paletti che alle biblioteche non piacciono. Uno di questi è la durata: ovvio che un prestito, per definizione, ha un inizio e una fine. Ma nel mondo digitale la durata del prestito viene decisa a monte, dall’editore o dal distributore. E invece vorrei essere io biblioteca a decidere quanto dura il prestito, non la piattaforma di distribuzione».</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Te lo presto per sempre</strong></span><br />
La durata del prestito che irrita Parise, perché si vede sottrarre una prerogativa della politica delle biblioteche, fa litigare le piattaforme di distribuzione di libri digitali. <strong>Marco Ferrario</strong> di Book Republic, una delle grandi piattaforme di distribuzione del libro elettronico, propone un meccanismo particolarmente soft: chi è iscritto in una biblioteca dovrebbe poter ricevere in prestito un libro ogni 15 giorni, senza alcun meccanismo elettronico di protezione, e non deve restituirlo: può tenerselo per sempre (<em>vedi pezzo sottostante</em>).<br />
Un modello che fa infuriare <strong>Antonio Tombolini</strong> di Simplicissimus, suo diretto concorrente, che risponde sarcastico: «Senza durata, di qualsiasi bene si stia parlando, non c’è né può esserci prestito. E chi si occupa di libri dovrebbe aver caro l’uso delle parole. Datemi un prestito senza limiti di tempo, e mi precipiterò in banca a chiederne uno».<br />
Parise sulla questione è neutrale, visto che «il prestito eterno avvantaggia il lettore ma non danneggia la biblioteca. Però anche con questo modello vorrei essere io a decidere se i quindici giorni tra un prestito e l’altro debbano diventare magari 30, come succede coi best seller di carta».</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Un prestito, un penny</strong></span><br />
Un altro punto importante è il pagamento dei libri che entrano in biblioteca. Di nuovo, <strong>Tombolini è battagliero</strong>: «Oggi l’editore, o il distributore, va alla biblioteca e gli dice: “Guarda quanti bei titoli ho in catalogo, ti piacerebbe averli come ebook da poter prestare?”. “Ma certo!”, <a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/antoniotombolini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8407 colorbox-8403" title="_MG_1116" src="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/antoniotombolini-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>risponde la biblioteca. “Bene, fai finta che siano come i libri di carta, dimmi quali vuoi e quante copie di ciascun titolo vuoi, e mi paghi un prezzo per ogni copia. E già che ci siamo, magari mi anticipi anche un tot di prezzo a prestito, facciamo tipo una ventina di prestiti, che mi pagherai anche se mai nessuno chiederà quel titolo».<br />
Tombolini riprende fiato: «Lo ripeto, vorrei fosse chiaro: stiamo parlando di denaro pubblico! Ecco, tutto ciò è assurdo, secondo me. Fossi io il bibliotecario risponderei: “Ma come, signor distributore, tu metti a disposizione tutto il tuo catalogo, con tutti i tuoi titoli presso tutte le librerie online, da Amazon in giù, senza che questi debbano pagare nulla, e da me invece vuoi dei soldi subito? E perché mai? E poi per cosa? Per fare in modo che io biblioteca sia costretta, come nel mondo di carta, a fare l’indovino, rischiando sistematicamente di pagare per titoli che nessuno vorrà mai in prestito, o all’inverso non comprando copie sufficienti di libri che molti vorrebbero in prestito anche contemporaneamente? E dove sarebbero i vantaggi del digitale?». Tombolini si infervora, e chiude: «Se questo modello viene applicato, come accade, alle biblioteche civiche, che spendono denari pubblici (cioè nostri), diviene a mio avviso addirittura moralmente inaccettabile».<br />
<strong><a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/Parise.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8406 colorbox-8403" title="SAMSUNG" src="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/Parise-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Parise</strong> in proposito spiega che «quando i bibliotecari vanno in libreria, non comprano tutto a scatola chiusa, selezionano sulla base di politiche d’acquisto. All’inizio questo metodo è stato applicato anche agli ebook: si sono comperate le licenze dei libri desiderati per poterli prestare, un prestito per ogni copia. Adesso gli editori digitali tendono a offrire tutto il catalogo, non vendono la singola copia ma ci chiedono una quota sui singoli prestiti. Anche su questo sono neutrale, credo che sia opportuno che le biblioteche sperimentino ed è presto per dire quale è il modello migliore».<br />
Tombolini invece ha già deciso: è schierato a favore del modello che potremmo definire “un prestito, un penny”. «Ecco cosa si dovrebbe fare: come la libreria online, che deve pagare solo l’ebook che ha venduto e nel momento in cui lo ha venduto, così la biblioteca dovrebbe pagare al distributore solo l’importo concordato per ogni prestito nel momento in cui fa il prestito. E si taglierebbero tutti gli sprechi di denaro pubblico per libri che nessuno leggerà mai». Il suo collega Ferrario è ancora più radicale, quasi sacrilego. Ritiene che dovrebbe essere l’utente stesso a pagare per il prestito. Dove Tombolini e Ferrario tornano su opposte barricate è la questione del Drm, il cane da guardia elettronico che dovrebbe impedire abusi, come per esempio cedere ad altri, o addirittura mettere su Internet, il libro avuto in prestito. Ferrario propone semplicemente di «marchiare» elettronicamente l’ebook prestato, in modo che se mai dovesse finire sul web, resterebbe indelebilmente segnato il nome di chi l’ha incautamente (o furbescamente) diffuso. E questo a suo parere potrebbe essere un deterrente sufficiente. Tombolini non ci sta, e precisa: «Noi non siamo per il Drm. Lo sconsigliamo sui libri in vendita. Ma se mai ammetteremo i libri dei nostri editori al prestito bibliotecario, su quegli ebook metteremo certamente un Drm a tempo: lo ripeto, senza una durata temporale non può esserci prestito».<br />
Sul Drm è scettico anche Parise: «Proteggerà magari il diritto d’autore, ma lede anche diritti importanti del lettore», dice.<br />
<strong>Ebook libero, dunque?</strong><br />
«La promessa di libertà può essere una falsa promessa», dice Parise, e continua: «L’eccesso di scelta può annichilire il lettore. Le biblioteche non sono depositi di libri, sono luoghi di mediazione culturale, dove i bibliotecari hanno un ruolo fondamentale nell’ordinare, nel selezionare, nel sistematizzare e nel porgere le informazioni. Questo facciamo da secoli. E oggi possiamo insegnare a cercare. Non solo a cercare il libro, ma a trovare la conoscenza e l’informazione in rete».<br />
<strong>E con la crisi come la mettiamo?</strong><br />
«Le biblioteche hanno una importante funzione anticiclica. Se perdi il lavoro, se non puoi più pagarti il pc e l’Adsl, in biblioteca banalmente trovi il computer, la rete, i libri che non puoi più permetterti eccetera. Viviamo nell’era della conoscenza, diventata un asset fondamentale. Le economie che investono in istruzione e ricerca sono le più dinamiche. E le biblioteche sono una infrastruttura della conoscenza fondamentale per un Paese che vuole competere nel mondo di oggi».</p>
<p style="text-align: center;">
<p><span style="color: #ff00ff;"><strong>Ebook in prestito? Sì, ma a pagamento</strong></span></p>
<p><a href="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/BOX-FERRARIO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8405 colorbox-8403" title="BOX FERRARIO" src="http://www.espansioneonline.it/wp-content/uploads/2012/05/BOX-FERRARIO-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Per <strong>Marco Ferrario</strong>, il capo di Book Republic, nell’era dell’ebook le biblioteche «fanno community perché diventano centri di aggregazione sul territorio, e resta centrale la loro funzione di cura del catalogo librario grazie al loro personale preparatissimo». Ma, continua, «con l’arrivo degli ebook sarebbe bene rimettere in discussione qualche tabù, a partire da quello del prestito gratuito. La gratuità è stato un pilastro fondamentale del ruolo della biblioteca, è un principio stabilito anche dall’Unesco. Ma ciò che va bene col cartaceo non è detto che sia l’ideale anche per il prestito degli ebook. All’estero, un editore del calibro di Penguin Book ha sospeso il prestito dei libri digitali per questioni di pricing e sicurezza. Noi invece a fine marzo abbiamo lanciato insieme a Mlol (MediaLibraryOnLine), un progetto per il prestito di ebook destinato alle biblioteche italiane, che già ora ha un catalogo di 2.200 titoli e oltre 50 editori, tra cui Il Saggiatore, Codice Edizioni e Minimum Fax».<br />
<strong>E come si fa a prestare gli ebook?</strong><br />
«Noi crediamo nel Social Drm, cioè sulla lealtà dei lettori e sul controllo sociale, più che nei divieti elettronici. Su ogni copia prestata attraverso la nostra piattaforma digitale apponiamo un watermark che contiene sia il nome di chi ha preso in prestito il titolo sia quello della biblioteca che l’ha prestato. La biblioteca acquista una copia di ogni libro che presta, e a ogni prestito paga una fee minima, diciamo 50 centesimi. Naturalmente ci sono dei limiti sulla quantità di ebook che ciascuno in un anno può prelevare. E mentre l’ebook è in prestito non può essere prestato di nuovo prima che siano passate due settimane. In compenso, non è necessario restituire l’ebook, che resta sempre leggibile. Di più: chi lo prende a prestito non ha nemmeno bisogno di andare fisicamente in biblioteca, lo riceve comodamente a casa sua sul suo lettore”.<br />
<strong>50 centesimi? Torniamo all’attacco del tabù?</strong><br />
«Quando lo propongo ai bibliotecari, mi guardano come se avessi bestemmiato in chiesa. Ma questo è solo uno dei possibili modelli di lending bibliotecario: ci dicono che il modello one book/one user è troppo oneroso per le biblioteche? Ne prendo atto. Esistono diversi modelli di prestito, ciascuno con le sue imperfezioni e i suoi difetti. La mia idea è che convenga muoversi, soprattutto che le biblioteche lo facciano sperimentando diversi modelli e perfezionandoli puntando a costruirne di sostenibili, guardando in primis all’interesse del lettore. La discussione è aperta. Ma un sistema che bilanci le esigenze di diffusione della cultura e salvaguardi nel contempo editori, autori e distribuzione è più che mai necessario. Il mondo degli ebook si muove rapidamente. Oggi siamo nel bel mezzo di della transazione, ci vuole un meccanismo equo e facilmente comprensibile: la fee di lettura è una ipotesi. Certamente non l’unica, magari nemmeno la migliore, ma è immediata e chiara. Tra cinque anni, quando il digitale non sarà più una novità, chissà che modelli di pricing useremo, e chissà cosa saranno diventate le biblioteche. Magari per allora venderanno anche libri. O magari potranno diventare loro stesse case editrici».</p>
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		<title>Espansione &#8211; APRILE 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 10:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin-purelab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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