Catalogato | Blog, Editoriale

Lavorare meno per alzare il Pil

Si fa un gran parlare di lavorare una settimana in più per aumentare la produttività. L'ennesima boutade, visto che i greci lavorano il 30% in più dei tedeschi
Lavorare meno per alzare il Pil

L’avevamo già ampiamente dimostrato l’anno scorso: le vacanze generano Pil. Perché tutti noi, quando siamo in vacanza, spendiamo molto di più di quando siamo in ufficio. Mettiamo in moto un insieme di servizi fatto non solo di alberghi, spiagge e ristoranti, ma anche di trasporti, shopping e cultura, che per l’Italia vale il 40% del Pil nazionale.
Ma in tempi di crisi pare che ogni stupidata sembri buona per aumentare il Pil. Ed ecco che non un editorialista qualsiasi, ma addirittura il sottosegretario (tecnico, ahimé!) all’economia, Gianfranco Polillo, a fine giugno se ne esce con la sua ultima pensata per metterci le mani nella tasche: «La prima cosa da fare, nell’immediato, per uscire dalla crisi è un input di lavoro senza variazione di costo: bisogna lavorare di più. Nel breve periodo serve una scossa elettrica per far ripartire il sistema. Se noi rinunciassimo a una sola settimana di vacanza avremmo un impatto immediato sul Pil di circa l’1%».
E bravo Polillo, che in un batter d’occhio tira fuori dal suo cilindro 15 miliardi di euro. Chi di voi riuscirebbe in una magia così? E infatti noi mica abbiamo ufficio nel palazzone romano di via XX Settembre. Chissà se il titolare del Ministero dell’Economia, il quale oltre a essere anche lui un economista è pure il presidente del Consiglio, sarà orgoglioso di un vice così. Monti comunque non ha commentato. Non pubblicamente, almeno.
Un’uscita del genere fa il paio con quella di un altro genio italico dell’economia, la per fortuna ex presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. Quando lo scorso anno il 17 marzo (attenzione, era un giovedì) fu proclamato festa nazionale per festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, apriti cielo: «Introdurre un ponte in un momento di crisi comporterebbe perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese».
Una perdita del Pil che Marcegaglia addirittura quantificava con precisione: 4 miliardi di euro.
Quattro miliardi per una giornata lavorativa? Dal Centro Studi di Confindustria non c’è verso di sapere come la signora Emma è arrivata a quella cifra. Ma la redazione di Espansione, pensa e ripensa, scopre che la soluzione sta nel calendario: il Pil italiano è di circa 1.460 miliardi di euro. Provate adesso a dividere la cifra per 365, che sono i giorni dell’anno, e vedrete che salta fuori la magica cifra di 4 miliardi giusti giusti.
Un po’ rozzo, dite? Lo dico anch’io.
Ma è solo per farvi capire quanta idiozia possa informare le uscite di alcuni che, chissà come, siedono ai vertici di questo Paese. Non a caso quella testa fina di Roberto Calderoli, allora ministro della Semplificazione (sic!), aveva preso al balzo l’assist in funzione anti-nazionale e si era premurato di confermare: «La chiusura degli uffici pubblici per la festa dell’Unità d’Italia porterebbe danni per 2 miliardi di euro». Bum!
Un tecnico vero, Nicola Fabbri, docente di economia politica e del turismo in Bocconi, ci spiegava: «In realtà è probabile che per il Pil alla fine l’operazione-ponte sia a somma zero: si perde da una parte, si guadagna dall’altra. Con la bilancia che pende un po’ di più verso il guadagno».
Le reazioni all’ultima uscita di Polillo sono lì da leggere nei commenti dei lettori sui siti online di tutti i quotidiani.
Li sintetizzo, visto che la maggior parte sono impubblicabili: un’immensa pernacchia da far tremare l’Italia.
Ma vacanze a parte, il punto non è quello. È la tristezza di vedere come nel 2012, in una situazione che dire seria è poco, ci sia qualcuno con alte responsabilità di governo che si permette di affidarsi alle battute a forte impatto mediatico invece di concentrarsi su come aumentare la produttività attraverso una razionalizzazione degli apparati produttivi, riducendo costi, sprechi, imposte e burocrazia in modo da aumentare gli investimenti in innovazione, tecnologia e infrastrutture.
Ma al fondo c’è ancora di peggio. C’è la concezione arcaica e umiliante che produttività equivalga a mero tempo passato sul posto di lavoro, senza alcuna cultura di obiettivi e risultati. Le statistiche più recenti dimostrano l’esatto contrario: in Europa i tedeschi sono quelli che lavorano meno ore in un anno, i greci quelli che lavorano di più.
E allora come la mettiamo, caro sottosegretario?
Quest’estate preferisce una vacanza-studio presso la Merkel o un bel campo di lavoro in Grecia?
Ah, quasi dimenticavo: buone vacanze a tutti: ci rileggiamo a settembre.


Marco Gatti
Autore dell'articolo:

7 Commenti per “Lavorare meno per alzare il Pil”

  1. Commento scrive:

    Egregio direttore, dopo il suo interessante editoriale ho deciso di dare il mio massimo contributo possibile all’aumento del PIL, seguendo i suoi preziosi consigli: oggi stesso, dopo aver presentato le dimissioni dalla piccola azienda per cui lavoro, chiederò di fare lo stesso a mia moglie, dopodiché prenoterò con tempestività una lunga vacanza itinerante per la nostra bella Italia.
    Poiché conto di dare un vero contributo alla crescita economica italiana, ci andrò con tutta la famiglia, inteso cioè con i figli (le suocere non le sopportiamo, cosa che ci impedirebbe di portare a termine l’impegno nelle durate previste), e per un tempo minimo di 3 (tre) anni, rinnovabili alla scadenza. A tal fine, la prego di voler comunicarmi i suoi dati completi e gli estremi del suo conto corrente, in modo che possa farle intestare le fatture relative agli stimoli economici che non mancherò di “mettere in moto”, come lei giustamente consiglia, e che appoggerò al suo conto corrente perché voglia saldarli, con cortese urgenza.

    Cordialità
    Massimo V. Malavolti [mvmalavolti@hotmail.com]

    • Marco Gatti scrive:

      Egregio lettore,
      facili sarcasmi a parte, mi spiace davvero che lei non abbia colto lo spirito di quel che scrivevo. Ovvero, che dalle trovate cretine non si cava un centesimo di Pil in più. O vogliamo parlare della proposta di un altro grande tecnico, il ministro Balduzzi, di tassare il cosiddetto “junk food” e le bibite gassate?
      Cordialmente
      mg

  2. Commento scrive:

    E’ molto diffuso l’atteggiamento intellettuale dei giornalisti, di presentarsi come sacerdoti, mentre in realtà, il sistema presenta vizi moderni ed antichi quali: retorica, dipendenza dal potere economico e politico, cinismo, superficialità informativa ecc..
    Sarebbe poi molto utile, che accanto alla firma del pezzo scritto, ci fosse un curriculum, che certificasse formazione e competenza dello stesso giornalista, così il lettore avrebbe già un orientamento : leggere o evitare di perdere tempo?
    Diciamo per correttezza , che l’economia non è una scienza esatta, ma una scienza che studia l’attività umana, sotto l’aspetto economico, cioè studia la produzione e la distribuzione e il consumo, dei mezzi atti a soddisfare i bisogni dell’uomo. Punto di partenza di ogni studio è constatare lo squilibrio tra lo sviluppo illimitato dei bisogni umani e la limitatezza dei mezzi atti a soddisfarli.
    Per tradizione si usa raggruppare i fattori della produzione in tre grandi categorie : terra – capitale – lavoro.
    Oggi poi, tutti i fattori produttivi possono ricondursi alla categoria del capitale (anche la terra produce per opera dell’uomo e il lavoro è una sorta di capitale in quanto il lavoratore deve essere istruito addestrato preparato e cioè deve diventare capitale umano)..
    Il PIL o prodotto interno lordo è l’insieme di beni e servizi prodotti in un paese (produttività). Per farlo aumentare o si aumenta il capitale a disposizione o si aumenta il lavoro cioè il capitale umano.
    Quindi mi sembra che il sottosegretario Gianfranco Polillo, abbia detto una cosa corretta e conforme alla dottrina economica. Se si lavora una settimana di più, si aumenta la produttività, si diminuisce così il costo del prodotto e si diventa più competitivi all’interno del paese e all’estero.
    Solo un microcefalo o una testa fina come lei, può permettersi di sbeffeggiare e insultare tutti e senza cognizione di causa!
    Quanto al fatto che i tedeschi lavorino meno di noi è una leggenda metropolitana, perché non si devono contare solo le ore giornaliere di lavoro, ma le ferie, i permessi per malattia che se prolungati vanno a trasferirsi sulle stesse ferie, la competenza, la produttività, la mancanza di permessi sindacali ecc. ecc.
    Non si possono fare comparazioni senza argomentazioni serie e fondate, altrimenti è come chiacchierare col barista o col calzolaio.

    Maria Teresa Dadduzio larovere.mt@aliceposta.it

  3. Marco Gatti scrive:

    Egregia lettrice,
    mi limito a ricordarle che tra ore lavorate e produttività la relazione non è affatto automatica. Come sa bene chiunque lavori, e massimamente chi coordini il lavoro altrui.
    In ogni caso, qui i dati originali dell’Ocse sulla questione, sui quali la invito a riflettere:
    http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=LEVEL
    Qui l’articolo e le riflessioni che ne ha tratto la BBC:
    http://www.bbc.co.uk/news/magazine-17155304
    E qui, nel caso lei non masticasse l’inglese, la versione del nostrano Post:
    http://www.ilpost.it/2012/02/27/chi-lavora-di-piu-in-europa/

  4. Commento scrive:

    OGGETTO: Venerdì 29.06.2012, CONGRESSO di FIRENZE organizzato da Sergio Cofferati, Leonardo Domenici e Gianni Pittella.
    All’iniziativa hanno partecipato Anni Podimata e Hannes Swoboda oltre al Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola; politici ed economisti certamente non di destra o centro destra.

    Ebbene in detto convegno è stato seriamente convenuto: ““Non c’è sviluppo senza investimenti ” (Leonardo DOMENICI).
    A cui () personalmente aggiungo:
    “ non ci possono essere investimenti se non ci sono soggetti disposti a lavorare ”.
    Oltre a ciò, è facile riflettere che i GRECI lavorano più ore dei TEDESCHI perché probabilmente meno tecnici e soprattutto dotati di meno strumentazioni tecniche.
    In Italia tutto si digerisce, ivi compresi il brodo di “ dado ”
    estratto da fantomatiche galline cinesi e forse probabilmente anche i ragionamenti dei fantadiseconomisti.

    Rodolfo ZANCHETTA rudyzeta@gmail.com

Trackbacks/Pingbacks

  1. [...] lo ricordate l’editoriale sul numero di luglio? Quello intitolato provocatoriamente “Lavorare meno per alzare il Pil“. In quelle [...]


Commenta la notizia

You must be logged in to post a comment.

Sondaggio

Oggi si celebra la Festa dell'Europa. Ma secondo voi l'Unione Europea in questa crisi ha avuto un ruolo positivo o negativo?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...

Scrivi alla redazione

Clicca qui e dicci se ti piace il nuovo sito di Espansione oppure cosa cambieresti. Aspettiamo il tuo parere!
  • Ridimensiona caratteri: A A A
  • [ Powered by Purelab ]