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Qui il top manager guadagna sempre di più

Gli States confermano i loro paradossi, anche durante la crisi. In barba ai proclami e ai gesti simbolici, i top manager guadagnano sempre di più, anche se alla guida di quegli istituti dai bilanci scricchiolanti
Qui il top manager guadagna sempre di più

Nell’America di Obama la crisi continua, anche se in modo strano. La disoccupazione è salita all’8,2%, ma anche gli stipendi dei ceo americani continuano a salire. A volte di una percentuale a doppia cifra e in qualche caso addirittura a tre cifre.
Non ci credete? La media dei compensi per il 2011 dei consiglieri di amministrazione delle maggiori aziende e multinazionali americane che compongono lo Standard&Poor’s 500 è stata di 9,6 milioni di dollari. Vale a dire l’11% in più rispetto al 2010. In verità nel 2011 i bonus in cash sono scesi del 7%, mediamente a 1,9 milioni di dollari, mentre le stock option sono salite del 6%.
«Con la recessione in corso e gli scandali dei super compensi a quei presidenti e ceo che hanno portato quasi alla rovina le aziende che guidavano, i Cda e gli azionisti hanno cercato a tutti i costi di agganciare la retribuzione dei ceo alle performance delle azioni e dei bilanci del 2011», spiega Charles Elson, dell’University of Delaware.
Mentre per chi guida le grandi multinazionali lo stipendio del 2011 è aumentato a doppia cifra percentuale, per il lavoratore medio americano il salario del 2011 è rimasto quasi invariato, con un compenso medio di 39.300 dollari. Di fatto, l’americano della middle class deve lavorare per 244 anni di fila per guadagnare quanto un capitano d’azienda in un anno.
«Analizzando le 3mila aziende più grandi degli States, soltanto 43 hanno bocciato i compensi 2011 presentati dai rispettivi consiglieri di amministrazione», fa notare Stephen Davis, della Yale University. «I ceo e presidenti delle grandi multinazionali americane si sono quasi vergognati di presentare compensi faraonici in questi difficili momenti di crisi, al contrario di quel che avevano fatto fino a pochi anni fa in barba a bilanci spesso disastrosi e al limite della bancarotta», aggiunge Davis.
La bocciatura più clamorosa è stata quella del boss di Citigroup, Vikram Pandit, che ha chiesto un compenso di 15 milioni di dollari per il 2011 per aver riportato il bilancio della banca in utile dopo un disastroso 2010. Ma sia la maggioranza dei rappresentati degli shareholder sia del board ha detto no, in quanto le azioni di Citigruop lo scorso anno sono crollate del 44% dopo uno stock split. E dire che mister Pandit nel 2010 aveva accettato di guidare Citigroup per un salario annuale simbolico di un dollaro…

Lo strano caso di mr. Simon
Al contrario, il più pagato dei ceo americani lo scorso anno è stato David Simon che ha guadagnato ben 137 milioni di dollari, ossia il 458% in più rispetto al 2010. Mister Simon guida con successo e profitti a doppia cifra la Simon Property Group (una catena di migliaia di centri commerciali e supermercati), ma il 73% dei rappresentati degli azionisti ha bocciato il suo super compenso.
La bocciatura, che aveva soltanto parere consultivo, come stabilisce una recente legge federale, non ha fatto cambiare opinione ai membri del board che hanno confermato a mister Simon i milioni di dollari richiesti per il lavoro svolto nel 2011. In pratica il ceo della Simon Property Group ha guadagnato 44 mila dollari l’ora o, se volete 733 dollari, al minuto. Il suo salario è stato 342 volte superiore a quello del presidente Obama, che guidando la Casa Bianca, ha un compenso annuo di appena 400 mila dollari.
Nella classifica dei più pagati, al secondo posto c’è il boss del network Cbs, che lo scorso anno ha portato a casa 68 milioni di dollari (il 20% in più del 2010). Al terzo posto c’è un altro ceo televisivo, David Zaslac, guida Discovery Channel, Animal Planet, Tlc e altri quaranta canali e che ha ricevuto un compenso di 52,4 milioni di dollari (il 23% in più rispeto al 2010). Quindi troviamo il boss della Motorola Mobility, Sanjay Jha, che ha guadagnato 47,2 milioni di dollari, quasi triplicando quanto aveva percepito nel 2010.
Poi ancora un altro ceo televisivo, Philippe P. Dauman, che guida la Viacom (Mtv e altri 53 canali), con 43 milioni di dollari (più 135%). Il ceo della Honeywell International, David M. Cote, si è accontentato di 35,7 milioni di dollari, più del doppio di quanto aveva guadagnano nel 2010. Robert Iger, boss della Disney, invece, ha avuto un compenso di 31,4 milioni di dollari, quasi identico a quanto aveva guadagnato l’anno prima. Clarence Cazalot, ceo della Marathon Oil, ha avuto un compenso di 30 milioni di dollari (il triplo rispetto al 2011) grazie ai super utili della sua multinazionale, diretta conseguenza del prezzo della benzina che ha toccato i massimi livelli di sempre.
E tra i primi dieci paperoni c’è anche il ceo della Ford, Alan Mulally, che ha guadagnato 29,5 milioni di dollari (+11% rispetto al 2010). Avrebbe potuto triplicare o quadruplicare il suo compenso, visto che la Ford lo scorso anno ha fatto registrare un utile record: quasi 9 miliardi di dollari.


Giorgio C. Morelli
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