Pubblicato il 05 luglio 2012.
Il politico Mario Capanna ha da essere soddisfatto: dopo la polemica che ha sollevato contro le coltivazioni sperimentali Ogm dell’università della Tuscia, puntuali sono arrivati i trattori a distruggere i kiwi, le ciliegie e ulivi transegenici che da 14 anni l’ateneo coltivava a scopo scientifico.
A nulla è valso il fatto che in 14 anni non ci sia mai stato alcun problema di ”contaminazione“, come spiegava in un intervista il responsabile della ricerca Eddo Rugini.
«I ciliegi sono sterili e non producono polline, stesso discorso per i kiwi. Inoltre ogni anno togliamo i fiori di tutte le piante e li distruggiamo per evitare ogni contaminazione».
A nulla è valso l’accorato appello di scienziati, ma anche di ambientalisti e intellettuali del calibro di Umberto Veronesi, Luciano Maiani, Chicco Testa, Silvio Garattini, che hanno scritto a Mario Monti e Napolitano per evitare la distruzione dei campi.
Ideologismo e Barbarie
«Una barbarie». Così Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec (l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, parte di Federchimica) definisce la distruzione delle coltivazioni scientifiche. «È sconcertante che si arrivi al punto anche solo di ipotizzare di distruggere il frutto di una attività di ricerca come quella portata avanti dall’Università della Tuscia, per puri pregiudizi ideologici. Le biotecnologie offrono enormi opportunità di sviluppo per l’agricoltura italiana», continua. «Basti pensare alla possibilità di salvaguardare i prodotti tipici a rischio di estinzione o al miglioramento delle specie vegetali. Dietro tutto questo c’è un intero comparto industriale in grado di garantire competitività al nostro paese, di cui non possiamo permetterci di fare a meno, soprattutto in questo momento storico ed economico, solamente a causa di una posizione tecnofoba e antiscientifica. Sembra di essere tornati ai tempi di Galileo Galilei e delle streghe».
Iniezione letale
La drammatica giornata viene raccontata dal sito lavalledelsiele.com, che dà dettagli della distruzione delle piante: Quando, verso le 10,30 di ieri mattina, arrivo all’Università della Tuscia, il prof. Eddo Rugini è nel suo studio – si legge nel sito. – «Si è rotto il trattore », mi dice. «Ci siamo già dovuti fermare».
La notizia viene accolta con entusiasmo tra gli studenti nel corridoio, un entusiasmo che Rugini si affretta a smorzare.
«Comunque dovremo fare un’iniezione letale alle piante, praticare un foro col trapano sul fusto e iniettare da lì il diserbante. In ogni caso c’è troppo vento per poterlo irrorare con una pompa. È quello che faremo nei prossimi giorni».
L’ Associazione nazionale biotecnologi italiani, per voce del presidente Simone Maccaferri, commenta: «In particolare, ci rattrista l’assoluta distanza fra il mondo della politica e quello della ricerca e della società civile, che invece si è tempestivamente mobilitata per scongiurare un vero e proprio attacco al futuro della ricerca nel nostro Paese».
«La nostra agricoltura ha bisogno di ricerca», continua Sidioli di Assobiotec. «La gente dice di temere il cibo Ogm, ma la ricerca serve anche per le coltivazioni industriali, per le materie prime e per l’energia: un settore che in Europa ha un fatturato di 2 mila miliardi e dà lavoro a 22 milioni di persone lungo tutta la filiera».
Invece molto soddisfatto è Mario Capanna, che commenta così la decisione dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura di smantellare i campi e uccidere le piante: «Un esempio di vero e proprio governo civico che, sollecitando le istituzioni, ha saputo ripristinare la legalità e incentivare la ricerca».
Curiosa affermazione, quella che si possa incentivare la ricerca con la ruspa e il diserbante.
Un Commento per “Spazzati via 14 anni di ricerca”
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