Catalogato | Personal Life

Con el coeur in mar

Milano ha il mare nel cuore e la Lombardia un ruolo chiave nella nautica. Centinaia di imprese, migliaia di addetti, imprenditori, sportivi e designer condividono la passione con uno stuolo di "marinai" meneghini
Con el coeur in mar

Al contrario di quanto si possa immaginare, la Lombardia è una colonna portante della industria nautica da diporto, sia in termini di aziende (530), sia per numero di addetti (9.000) e centri di ricerca. Escludendo i motori, il 25% della produzione nazionale ha sede in questa regione e nella sola provincia di Milano le aziende legate alla nautica sono più di 160. Se poi ci si allarga alla regione, in particolare al triangolo di Bergamo, Brescia e Cremona, troviamo persino icone del lusso come i cantieri Riva. La relazione tra il capoluogo lombardo e il mare risale a quando la Cerchia dei Navigli era il fulcro di un sistema di vie d’acqua che collegava fiumi e laghi lombardi all’Europa e, attraverso il Ticino e il Po, al mare. Un’opera colossale durata oltre 700 anni. Il legame della città con la nautica da diporto, ovviamente, è meno datato. E forse non tutti sanno che a Milano si è svolto il primo Salone Internazionale della Nautica. Era il 1961.
Genova lo ereditò l’anno successivo. Per ricordarlo, da un paio di anni sul Naviglio si svolge NavigaMi, un po’ salone un po’ festa di quartiere, con in acqua barche sino a 12 metri e più di 60 mila visitatori. Sempre in maggio sul laghetto dell’Idroscalo si svolge Midro, un incontro con la nautica sostenibile promosso dall’assessorato Infrastrutture, Viabilità e Trasporti della Provincia di Milano che si ripeterà sino all’Expo. A questo si affianca l’iniziativa Navigar m’è Dolce realizzata e sostenuta da Ucina (Associazione delle imprese nautiche da diporto), che quest’anno ha visto una cinquantina di barche tutte disponibili per un’uscita nello specchio d’acqua dell’Idroscalo, vicino all’aeroporto di Linate.
La relazione tra la motonautica e Milano risale al 1923, con la nascita della Federazione italiana motonautica. Si è consolidata nel tempo grazie alle grandi famiglie lombarde e milanesi come i Moratti, i Borromeo, i Casiraghi (Stefano, principe consorte di Carolina di Monaco, perse la vita proprio in una gara di offshore). E prosegue oggi sulle sponde del lago di Como con i Molinari, Mostes, Colombo e Abbate, famiglie di campioni sportivi e costruttori di barche.
Sia a livello sportivo che progettuale la vela non è da meno. Durante la Fiera internazionale del turismo, quest’anno Sailing Passion ha visto la partecipazione dei campioni Jochen Schümann, Francesco De Angelis e Paul Cayard. Ma non basta. In collaborazione con la Scuola del Design del Politecnico, l’Università di Genova, Ucina, Assocompositi, As.Pro.Na.Di. e il Collegio degli Yacht Designer, Milano ha istituito il primo Master in Yacht Design nazionale universitario, che fino a oggi ha formato 300 professionisti. Anche la provincia di Bergamo non scherza: con oltre 60 aziende nautiche e centinaia di altre impagnate nella filiera, è la patria, oltre che della Carlo Riva, dei cantieri Sessa Marine, un’azienda di famiglia condotta da Raffaella Radice e i suoi figli, che realizza l’80% del fatturato con l’export grazie a 90 dealers sparsi in 32 paesi diversi e produce anche in Brasile.
Più piccoli, ma artefici di barche che entrano a pieni voti nel panorama nautico italiano, i cantieri Rio Yacht di Chiuduno, situati sul fiume Oglio, vicino al punto in cui entra nel lago d’Iseo. Fondati da Luigi Scarani nel 1961 e ora guidati dalla moglie Anna, sono la realizzazione ben riuscita di un sogno nato in luna di miele in Costa Azzurra. Spostandoci verso Sondrio, troviamo i cantieri Cranchi, poi Selva Marine di Tirano, famosa nel mondo per i suoi motori fuoribordo da diporto e in Italia fornitore ufficiale della Guardia Costiera.

Scafi rivoluzionari
Parlare di Milano come centro di un sistema marittimo è eccessivo. Ma la passione dei milanesi per il mare ha prodotto imprenditori, creatori di barche e campioni sportivi. Come Luca Bassani Antivari, che ha sviluppato la sua passione andando per mare con la famiglia, a Portofino, e traducendola prima in impegno nel mondo delle regate, poi nell’attività di creatore di barche rivoluzionarie. Attività per cui nel 2004 ha ricevuto la laurea ad honorem in Industrial Design dalla Facoltà di Architettura di Genova.
Da patron della BTicino (azienda leader nel settore delle forniture elettriche), venduta per 600 miliardi di lire, nel 1994 Bassani ha fondato la Wally Yachts dando concretezza all’idea di una barca che cambiasse il modo di andare a vela. Nel 2001 applica lo stesso concetto al motore con Wallypower, una scioccante generazione d’imbarcazioni che ritroviamo nel film The Island con Scarlett Johansson, rappresentata dall’inquietante modello 118 (foto sopra). Tre anni fa Antivari sconvolge di nuovo col gigayacht WHY, dando continuità al suo cammino guidato dall’amore per le barche e il piacere di osare. Tra gli assi della vela spicca Giovanni Soldini, campione di regate oceaniche in solitaria, milanese di nascita e anche lui iniziato alla nautica dai genitori. Nel 1982, a soli 16 anni, compie la prima traversata Atlantica e a ventitré vince la regata transatlantica Atlantic Rally for Cruisers. Nel 1999 è campione del mondo dell’edizione di Around Alone (giro del mondo in solitaria), una vittoria conquistata nonostante il generoso salvataggio della velista Isabelle Autissier, la cui barca si era rovesciata tra le onde dell’Oceano Pacifico in tempesta. Gesto per cui nel 2004 riceve la nomina di ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Altro milanese celebre educato sulla barca di famiglia è il designer Luca Brenta, fondatore dello studio Luca Brenta & C e, insieme al socio Lorenzo Argento, autore di barche a vela entrate nell’olimpo della nautica mondiale per la loro bellezza e realizzate da cantieri famosi come Wallygator e Kenora, studiate insieme alla Wally Yachts di Luca Bassani; il Silandra V, realizzato dai cantieri Nautor’s Swan e nato per fare il giro del mondo; il 30 metri a un solo albero Chrisco, costruito dai cantieri francesi Cnb; la barca oceanica Ghost, realizzata dai cantieri olandesi Witters.

Sulla barca di papà

«Vivo a Milano dal tempo dell’Università, quando al venerdì pomeriggo la città si svuotava, per andare al mare o al lago», dice Maurizio Romiti, presidente e Ad delle società finanziarie Polluce 1 e Pentar. «La piccola vela sul lago è un’abitudine milanese e l’andare per mare una tradizione radicata».
Come vive la sua Miotir III?
«È una barca di famiglia a motore grande e lenta con trent’anni di vita. Andare in mare mi dà un senso di liberazione e di piacere. Quando sei solo tra l’acqua e il cielo, è bellissimo. In vacanza sto più in rada che in porto, mi addormento guardando le stelle e salgo in coperta alle prime luci del sole. Momenti a cui non rinuncio, come nelle isole della Grecia, dove ci si sveglia con il sottofondo musicale della natura, in Spagna, Africa, nelle isole del Tirreno o in Corsica».
Resce a riunire la famiglia in barca?
«Sì ma con i figli grandi è meno facile, anche se amano il mare e la barca. La nostra è un 28 metri costruito da un cantiere viareggino che non c’è più e faceva imbarcazioni da lavoro, quindi nata per navigare e gradevole per gli ospiti, non solo per me che non mi sposto mai dal timone».
La porta lei?
«Certo, ho fatto l’esame da comandante alla Capitaneria di Roma per imbarcazioni da diporto di ogni dimensione. La mia è una vecchia passione: appena sposati facevamo le vacanze col gommone, mia moglie innamorata del mare ha imparato ad amare la barca, dove passa le sue vere vacanze. Agli approvvigionamenti, cosa e dove andare ci penso io».
Quanto tempo passa in barca?
«Poco 15-20 giorni in estate e qualche week end. Il mare d’inverno mi piace, aumenta i gradi di libertà, si è veramente soli e ci sono colori che l’estate ha».
Allora è vero che il mare unisce?
«Sì. Un esempio? Alghero ha una forte tradizione catalana, e a Barcellona c’è una gara annuale di poesia catalana che spesso è vinta da un algherese. Questa comunanza della lingua parla di una storia condivisa, di abitudini di contatto generate dal navigare da un luogo all’altro».
E la vela le piace?
«Sì, una bella barca a vela mi sarebbe piaciuta. Con mio fratello cercammo di convincere nostro padre a comprarla, ma lui diceva che non permetteva spostamenti urgenti o imprevisti. E quindi…».


Donatella Zucca
Autore dell'articolo:

Commenta la notizia

You must be logged in to post a comment.

Sondaggio

Oggi si celebra la Festa dell'Europa. Ma secondo voi l'Unione Europea in questa crisi ha avuto un ruolo positivo o negativo?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...

Scrivi alla redazione

Clicca qui e dicci se ti piace il nuovo sito di Espansione oppure cosa cambieresti. Aspettiamo il tuo parere!
  • Ridimensiona caratteri: A A A
  • [ Powered by Purelab ]