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Come ripartire dall’edilizia

Cambiare il testo della Costituzione per far funzionare il Piano Casa. Perché il settore può far ripartire l'intero sistema Paese
Come ripartire dall’edilizia

In tutta Europa, l’industria delle costruzioni è uno dei settori che rivestono maggiore importanza dal punto di vista macroeconomico: si calcola che circa il 10 per cento del Pil europeo è ad esso legato. Proprio per questo i governi che si sono succeduti in Italia hanno pensato bene, in diversi periodi storici, di riattivare il settore per dare ossigeno all’economia. Le costruzioni possono ripartire subito e generano sin dal momento zero, anzi già dalla progettazione, reddito aggiuntivo e dunque Pil.
Ovviamente il Governo Monti nel suo decreto sviluppo non è stato da meno. D’altronde ci troviamo in una di quelle congiunture economiche in cui i dati parlano chiaro: rispetto all’anno precedente, nel 2012 mancano all’appello circa un quinto delle transazioni immobiliari. Si vende e si compra sempre meno. La spia di un mercato in stato comatoso.
Le ragioni sono varie e non è certo questa la sede per analizzarle tutte. Ma ce ne sono due che, a nostro avviso, incidono massimamente: la burocrazia e il peso fiscale. Certo, c’è la riduzione dei redditi derivante dalla crisi, vi è anche maggiore avarizia delle banche nel concedere i mutui. Sono insomma tanti i motivi per i quali il settore è in questa condizione. Ma burocrazia e fisco restano le due leve che con maggiore facilità il governo può manovrare. Basta una semplice decisione politica.
Il decreto sviluppo tocca entrambe le leve, soprattutto sul lato delle ristrutturazioni e riqualificazioni urbanistiche.
Andiamo per ordine. Chi volesse, (e potesse) utilizzare a pieno gli sgravi fiscali per le ristrutturazioni edilizie, potrebbe arrivare a detrarre fino a 5 mila euro all’anno dalle imposte. Non poco. Si tratta dell’ampliamento di norme già in corso, che per i prossimi diciotto mesi saranno ancora più generose. Il principio è sacrosanto: riducendo le tasse, si aumenta il gettito. Rendo più bassa l’imposta pagata dai contribuenti, ma alimentando il settore delle costruzioni, incasso più Iva e potenziali redditi di impresa. Perfetto.
E altrettanto buono è il criterio con il quale il governo l’ha finanziata: tagliando in modo lineare la spesa dei ministeri. Meno spesa pubblica e meno imposte su imprese e famiglie. Quello che si chiede da anni.
Certo, è lo stesso governo che ha aumentato la pressione fiscale e ha generato quell’obbrobrio dell’Imu. Ma oggi la pietanza ci piace.
La seconda leva per ridare fiato al comparto dell’edilizia è quella burocratica. E su questa non ci siamo proprio. Non ci vogliono tanti giri di parole. Basta vedere le pratiche necessarie per ottenere le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni che diano anche un beneficio energetico. Roba di ingegneri dell’Enea, non da contribuenti. In termini più generali basta invece vedere che fine hanno fatto gli ultimi “piani casa”: rischio che corre anche quello studiato da Passera & C. Incagliati nelle co-decisioni con gli enti locali.
L’unico modo per poter cambiare il vento qui sarebbe cambiare la Costituzione e quel titolo V sui poteri degli enti locali, che con la scusa di rendere la decisioni più vicine al cittadino, le rende semplicemente impossibili. Ma questa non è materia che un governo tecnico, e a tempo, possa avere l’ambizione di cambiare.


Nicola Porro
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Un Commento per “Come ripartire dall’edilizia”

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  1. [...] Il piano casa, gli incentivi e le detrazioni possono far ripartire l'edilizia. E con essa, tutto il Paese.  [...]


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