Pubblicato il 05 luglio 2012.
Francis Ford Coppola lo aveva predetto trent’anni fa: le sale cinematografiche, sempre più capienti e confortevoli, avrebbero presto affiancato alla loro principale attività un campionario variegato di contenuti. Profezia avverata. Ma si è dovuto aspettare che la tecnologia fosse matura, ovvero che un numero significativo di sale (attualmente in Italia sono il 60%) si dotassero di macchinari digitali, tanto costosi e quanto flessibili.
Complice di questa rivoluzione, che risale al 2009, è stata la concomitanza di alcuni fattori: la necessità degli esercenti di rimediare alla sempre più marcata stagionalità delle presenze; la migliore disposizione dei produttori di cultura (si pensi in particolare ai teatri di tradizione) verso i media più avanzati; la presenza sul mercato cinematografico di interlocutori con proposte un po’ fuori dagli schemi. Come per esempio Nexo Digital, editore e distributore di prodotti in alta definizione che, attraverso la partnership con Eutelsat, promuove la proiezione su grandi schermi di concerti (Ligabue Day, Renato Zero), musica classica e balletti (ciclo con Riccardo Muti, Lang Lang), eventi sportivi (finale del torneo di tennis Roland Garros), arte (Leonardo Live dalla National Gallery di Londra), manifestazioni in diretta via satellite.
«Ho sempre visto nelle sale cinematografiche un potenziale poco valorizzato», spiega Franco Di Sarro, ad di Nexo. «Intuivo che avrebbero potuto ospitare anche un diverso tipo di pubblico, abituato ad altre esperienze di intrattenimento. Ma come tradurre il tutto in fatti concreti? Due anni fa, l’illuminazione. Avrei ricreato nella platea del cinema la speciale atmosfera di quella teatrale, avrei dato allo spettatore l’impressione di trovarsi davanti a uno spettacolo dal vivo, invece che a uno schermo. Le moderne tecnologie audio e video mi avrebbero sostenuto nell’impresa. Se ci sono riuscito? Dopo i primi minuti di ambientamento, durante la proiezione di un concerto rock la gente si alza in piedi, canta, ondeggia come farebbe nello spettacolo dal vivo».
In effetti i numeri danno ragione a quell’intuizione. In oltre due anni Nexo ha prodotto 55 titoli, coinvolto 250 sale in Italia, e allietato 450 mila spettatori in 45 Paesi. Come se non bastasse, ha stretto accordi, fra gli altri, con il Bolshoi di Mosca, il Met di New York, l’Opéra di Parigi, il Nederland Dans Theater e la Filarmonica della Scala, unica formazione italiana.
«In gennaio, in occasione del nostro trentennale, abbiamo inaugurato l’iniziativa La Filarmonica al cinema», conferma Paolo Besana, responsabile comunicazione dell’orchestra. «Eseguiamo ogni concerto in data unica: è evidente la necessità di allargare il bacino d’utenza che diversamente si irrigidirebbe nelle 2.700 persone che il Teatro alla Scala può accogliere. In passato ci siamo rivolti alla tv: per anni Mediaset, La7 e Rai hanno mandato in onda le nostre performances. Poi abbiamo cercato di stare al passo coi tempi optando per internet, ma le difficoltà tecniche (trasmettere una diretta è molto impegnativo in termini di connessioni) e lo scarso rendimento economico (viste le possibili interruzioni di segnale, l’accesso era gratuito), hanno avuto la meglio sui pur sorprendenti contatti registrati (fino a 270 mila). Alla fine, consigliati da Musicom.it (storico partner tecnico, che progetta e realizza tutte le riprese HD della Filarmonica, ndr) e sostenuti da Unicredit che ci finanzia e ci sostiene con la sua comunicazione nei Paesi dove ha delle sedi, abbiamo deciso di provare la trasmissione live via satellite proposta da Nexo. Ci siamo dati tre anni di tempo per tirare le somme. Ma già alla fine della prima stagione possiamo dire che il pubblico risponde in maniera soddisfacente, riempiendo sale di media capienza. Nei Paesi in cui sono state trasmesse le nostre esibizioni (siamo arrivati a 40) l’organizzazione delle tournée sembra agevolata; tra gli addetti ai lavori siamo indicati come la formazione che ha intrapreso il progetto più ambizioso a livello globale, visto che in campo sinfonico ci sono compagni solo i Berliner Philharmoniker e la Los Angeles Philharmonic. Per non parlare del patrimonio di riprese in HD che stiamo collezionando e che potremo far fruttare con la vendita delle royalties a tv, siti internet, case editrici per la pubblicazione di dvd».
Carolina Kostner con la Traviata
Nel settore a fare scuola è il Metropolitan di New York. Nel 2006 il general manager Peter Gelb, appena nominato, tentò per primo l’esperimento delle dirette via satellite arrivando dopo sei anni a trasmettere fino a 11 titoli a stagione in ben 1.600 sale sparse in 53 Paesi. Con un profitto, rivelano i ben informati, di circa 8 milioni di dollari l’anno, senza contare lo smisurato aumento di visibilità e notorietà del marchio Met in tutto il mondo. Il sistema soddisfa chi produce cultura, chi distribuisce contenuti speciali e pure il pubblico.
Come non riconoscere i vantaggi di poter assistere in diretta a grandi spettacoli che si svolgono magari a migliaia di chilometri di distanza, pagando solo 10 o 15 euro, potendo cogliere ogni espressione dei volti, ogni sfumatura vocale, ogni nota appena accennata e magari anche godendo di scorci di backstage, interviste a interpreti e artisti? E gli esercenti cosa dicono? Forme di spettacolo considerate di nicchia – come la musica classica, il balletto, l’opera lirica – riescono a risanare lo sbigliettamento dei cinema?
Giuseppe Corrado, presidente e ad del circuito The Space Cinema, risponde compiaciuto: «Dovevamo trovare una soluzione alla bassa affluenza di pubblico (sotto il 5%) nei primi giorni della settimana e nei mesi estivi . Per un anno abbiamo fatto test sporadici con documentari, partite di calcio in 3D, una Carmen e il concerto dei Pearl Jam. I rinnovati indici di occupazione delle sale ci hanno lasciati senza fiato e convinti a ripensarle come luoghi di intrattenimento a tutto tondo».
Risultati così soddisfacenti da indurre la catena di multisale a inaugurare in aprile un vero e proprio palinsesto di contenuti alternativi: «Ci avvaliamo della consulenza di una società di Endemol Italia, Yam112003, per lo scouting e l’acquisiszione di diritti sul mercato internazionale oltre che per la produzione di contenuti originali. Dal lunedì al giovedì gli spettatori possono assistere a spettacoli inediti per l’Italia, dalla cultura alla moda, dallo sport alla scienza, dalla musica dal vivo a performance targate Scala di Milano, Royal Opera House di Londra, Arena di Verona. Con in più la possibilità di dialogare in diretta con le star attraverso skype».
Ad aprire la stagione Extra (con bis previsto per il 22 settembre) è stato proprio Opera on Ice, uno show in diretta dall’Arena che univa i virtuosi del ghiaccio come Carolina Kostner con le voci più note della lirica, il coro e l’orchestra dell’Arena.
«Oltre a première con red carpet di grande impatto, con la presenza di attori e registi famosi nelle sale di Milano o Roma, distribuite in diretta in tutto il circuito, abbiamo anche scelto di dedicare una sezione ai giovani registi italiani, che altrimenti avrebbero poche probabilità di affacciarsi sul mercato».
Dunque, tutti contenti? Quasi. Qualche oppositore c’è: in primo luogo le case di distribuzione cinematografica, che vedono sostituite ogni volta una o due (addirittura tre, per le opere liriche) proiezioni dei loro film per far posto ai contenuti speciali. Poi ci sono i teatri di provincia, che non hanno la forza di gareggiare con i cast internazionali dei grandi palcoscenici; i canali satellitari, che fino a ora hanno avuto una sorta di monopolio sullo sport. E infine alcuni irriducibili della tradizione che vedono con sospetto le produzioni teatrali ideate nell’ottica delle riprese cinematografiche.