Catalogato | Blog, Vicini di casa

Il pericoloso Medioevo dell’Arabia Saudita

Può una delle potenze che determineranno gli equilibri energetici e politici del pianeta essere in mano a 3000 principi e 42 fratelli?
Il pericoloso Medioevo dell’Arabia Saudita

Il 17 giugno scorso in Arabia Saudita è stato sepolto con tutti gli onori il principe Najef bin Abdulaziz Al Saud, 79 anni, potentissimo ministro degli Interni ed erede designato al trono, morto di cancro a Ginevra. Era succeduto nella carica di erede al trono saudita a suo fratello Sultan bin Abdulaziz, ministro della Difesa, 81 anni, morto in una clinica del New Jersey il 30 ottobre 2011. Re Abdullah ha quindi designato come proprio successore al trono il fratello Salman, 76 anni. Abdullah, peraltro era succeduto a Fahd, Feisal e Saud, tutti suoi fratelli.
In questa grottesca vicenda dinastica saudita riluce un aspetto a cui poco in Occidente si fa attenzione. In Arabia Saudita non esiste uno Stato, almeno non nel senso moderno del termine. Tutto il potere politico è concentrato nelle mani del sovrano e di una corte, composta da tremila principi, parenti dei 42 figli del fondatore del Regno: Abdulaziz Ibn Saud.
Le istituzioni statuali, dal trono, ai ministeri, sono tutti «nella disposizione» del sovrano e dei complessi suoi rapporti con la corte, mediata da un consiglio, il Majlis as Shura, con funzioni solo consultive.
Ne consegue che il principale (insieme alla Russia) esportatore di petrolio del pianeta – per una quota del 12% – è governato da una famiglia ed obbedisce a logiche tribali millenarie, senza regole scritte, con il potere che passa di fratello – o meglio fratellastro – in fratello. Con l’aggravante che ormai tutti sono ammalati e superano i 75 anni di età.
Non solo. L’Arabia Saudita non si limita a occupare una posizione cruciale nel complesso problema energetico planetario, ma si trova in una posizione geostrategica ancora più cruciale. Il sovrano saudita, infatti, ricopre la carica prestigiosa di custode delle città sante dell’Islam (Mecca e Medina) e soprattutto presiede il consiglio del Golfo, che riunisce tutti gli Emirati dal Kuwait in giù. Ne consegue che le forze armate saudite sono la principale garanzia della libera navigazione dello stretto di Hormuz (regolarmente minacciato di chiusura dall’Iran degli ayatollah), per cui transita il 40% delle esportazioni mondiali di petrolio.
Ancora: assieme agli Emirati, Giordania e Egitto, l’Arabia Saudita forma quella “trincea sunnita” che argina il dilagare dell’influenza rivoluzionaria (e un domani prossimo, nucleare), dell’Iran verso occidente. Dunque, l’Arabia Saudita si trova sul crinale della faglia di rottura potenziale degli equilibri energetici, militari, politici e ideologici di tutto il Medio Oriente. Ma è un paese che non conosce minimamente la democrazia, né i diritti civili e men che meno quelli umani (in Arabia Saudita si pratica a livello di massa la schiavitù, soprattutto nei confronti degli immigrati) e che non riesce neanche a darsi un minimo di istituzioni statuali, se non in una logica alto-medioevale.
Il tutto avviene in ossequio a una religione della setta wahabita-salafita, l’unica ammessa, che non solo è la più dogmatica e autoritaria (qualsiasi pratica, anche privata, del cristianesimo, dell’ebraismo o di altre religioni è punita col carcere), ma che è anche la matrice dell’estremismo e del terrorismo islamico. Tutta la galassia di al Qaeda, così come i Talebani, gli Shabab somali, i Boko Haram nigeriani, i terroristi della Cecenia ecc. si rifanno infatti al wahabismo-salafismo predicato nelle moschee saudite e nelle altre cinquemila che i sauditi hanno impiantato nel mondo.
Infine, ma non per ultimo, grande è l’influsso saudita sul movimento dei Fratelli Musulmani che, repressi da Nasser, hanno trovato sin dagli anni ’50 nelle università della penisola arabica un loro santuario. Influsso che fortemente si è sentito durante e dopo la “primavera araba” e che oggi è determinante nella crisi siriana. Un quadro sconcertante a cui oggi bisogna guardare con attenzione.
Perché proprio nelle caratteristiche medioevali delle nonistituzioni saudite e della corte di Riyad, così come della loro religione wahabita-salafita, è il segreto – una parte del segreto – della regressione della “primavera araba” del 2011.


Carlo Panella
Autore dell'articolo:

Commenta la notizia

You must be logged in to post a comment.

Sondaggio

Oggi si celebra la Festa dell'Europa. Ma secondo voi l'Unione Europea in questa crisi ha avuto un ruolo positivo o negativo?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...

Scrivi alla redazione

Clicca qui e dicci se ti piace il nuovo sito di Espansione oppure cosa cambieresti. Aspettiamo il tuo parere!
  • Ridimensiona caratteri: A A A
  • [ Powered by Purelab ]