Pubblicato il 02 giugno 2012.
“Se l’interesse per la ricerca marina si dovesse misurare dalle cifre stanziate, l’Italia potrebbe benissimo essere scambiata per la Svizzera o l’Austria”.
Così scherza – ma nemmeno tanto – Nando Boero, docente dell’Università del Salento, che però i finanziamenti (11 milioni) per un importante e innovativo progetto li ha ottenuti dall’Europa, aggiudicandosi da solo le risorse messe a disposizione dalla Commissione europea per la voce “ocean”.
Il progetto coordinato da Boero si chiama CoCoNet (Towards COast to Coast NETworks of marine protected areas), è stato sviluppato dal CoNISMa (il consorzio formato da 30 atenei italiani dove si insegnano scienze del mare) insieme all’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr, e si articola sue due obiettivi, da armonizzare.
Quello di creare una rete delle diverse aree marine protette (le italiane sono 27) nel Mediterraneo e realizzarne di nuove nel Mar Nero, che ne è privo. E quello di individuare i siti più adatti per l’eolico off-shore.
Questa volta però gli ingegneri esperti di energia sono in minoranza, e dovranno lavorare insieme agli studiosi del mare.
«Si tratterà», spiega Boero, «di aggiornare le mappe del vento dei due mari, che hanno subito modifiche a causa del riscaldamento climatico. E soprattutto, verificare lo stato dei fondali dei siti favorevoli dove potranno ancorarsi le piattaforme ed essere posati gli elettrodotti. A fare da discriminante per la costruzione delle centrali, sarà infatti la presenza e la ricchezza di fauna e flora. Questo perché gli impianti eolici, se producono energia pulita, non sono privi di impatto per l’ambiente: dagli uccelli migratori giustiziati dalle pale che tagliano le loro rotte agli effetti negativi dei campi elettromagnetici prodotti dai cavi di trasmissione sui sistemi sensoriali di alcune specie, come ad esempio gli squali».
Per quanto riguarda la creazione della rete, i ricercatori partono da realtà molto disomogenee in termini di normative nazionali, protocolli di gestione delle aree protette e anche metodologie di ricerca. Il progetto dovrà individuare le linee guida in modo che il futuro network formato dalle attuali aree protette e da quelle che saranno individuate in alto mare, sia regolato e gestito in modo più omogeneo, in un’ottica transfrontaliera.
Funzioneranno da test due progetti pilota: nel Mar Nero e nel Canale d’Otranto. Quest’ultimo coinvolgerà Italia, Albania, Montenegro e Grecia.
Ma CoCoNet presenta un ulteriore elemento di novità: quello di coinvolgere i ricercatori di 22 Paesi di tre diversi continenti (Europa, Africa e Asia). Centoventi di loro (sul progetto lavoreranno circa 400 persone) si sono riuniti per la prima volta a Roma a fine febbraio per definire l’agenda dei lavori, che si concluderanno tra quattro anni.