Pubblicato il 05 giugno 2012.
Nella green finance un posto di tutto rilievo è tenuto dall’edilizia sostenibile.
Costruire edifici con un consumo energetico ridotto al minimo, capaci di risparmiare al massimo il riscaldamento e magari dotati di pannelli solari per la produzione autonoma di energia elettrica, rappresenta una delle frontiere più interessanti dei nuovi investimenti immobiliari.
Un settore profondamente in crisi come l’immobiliare, che ha di fatto dato il via all’attuale crisi economica e finanziaria, potrebbe rilanciarsi in tutto il mondo con gli investimenti sostenibili.
In questo ambito la Germania è certamente il paese che si è mosso con maggiore lucidità e attualmente le costruzioni tedesche hanno un’efficienza energetica di gran lunga superiore a quella del resto d’Europa.
Anche in Italia si sta cercando di fare qualcosa. Recentissima è la presentazione a Sulmona da parte dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, in collaborazione con l’Associazione degli industriali dei laterizi, di un palazzo sperimentale che, oltre a essere stato costruito con criteri antisismici molto avanzati, «persegue risultati di eccellenza sia dal punto di vista dell’efficienza energetica sia della sostenibilità ambientale», affermano all’Enea.
Ma come può entrare un investitore in questo business, che concilia la socialità con lo sviluppo economico?
Qualcosa si sta muovendo. La Polaris sgr, per esempio, ha già promosso diversi fondi immobiliari sociali (social housing) legati a progetti specifici e lanciati insieme a fondazioni bancarie e amministrazioni locali. L’idea di fondo è di realizzare non solamente un’edilizia sostenibile da un punto di vista ambientale, ma anche di favorire a costi limitati l’accesso alla casa a giovani coppie, anziani e tutte quelle persone che non hanno le possibilità economiche di pagare prezzi di mercato.
E non manca qualche esperimento di questo tipo fra i fondi comuni mobiliari aperti. In Italia viene collocato, per esempio, il Sustainable Equity – Real Estate Global che fa capo a Sarasin Investmentfonds Sicav. Si tratta di uno strumento che «investe a livello internazionale in azioni e titoli di partecipazione quotati in borsa di aziende operanti prevalentemente nel settore immobiliare e che svolgono la loro attività nel rispetto degli aspetti ecologici e sociali della sostenibilità, come la riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di gas a effetto serra. Le suddette aziende dovranno intrattenere buone relazioni con i gruppi di soggetti coinvolti (tra cui gli affittuari, i fornitori, i collaboratori, la Società)».
Oltre a essere una buona opportunità sul piano sociale, il fondo si dimostra una notevole chance su quello finanziario. Nel corso del 2009 ha guadagnato il 29,06 %, nel 2010 il 20,68%, nel 2011, anno terribile per tutti, ha perso solo il 5,50%, e nei primi quattro mesi del 2012 ha guadagnato il 12,18%.
Le europee più sostenibili delle americane
C’è spazio di miglioramento: questa sembra la conclusione raggiunta dalla società di consulenza Sustainalytics nell’analizzare gli sforzi in direzione della sostenibilità aziendale da parte di 600 grandi aziende americane. Il rapporto identifica alcune nicchie di eccellenza, sottolineando però come vi sia ancora molto da fare. Conclusioni simili anche da Eiris, un’altra società di analisi che ha studiato le 2 mila aziende presenti nell’indice di Borsa Footsie All World Developed, i maggiori gruppi dei paesi sviluppati.
Le conclusioni? Le società europee sono più avanti rispetto a quelle americane e asiatiche.