Pubblicato il 30 maggio 2012.
Sono 56 milioni gli americani che attualmente prendono la pensione sociale.
In pratica un americano su sei è in pensione, vale a dire su ogni tre lavoratori c’è un pensionato, che riesce a portare a casa in media un assegno di 1.230 dollari (946 euro). Mentre sono pochissimi, meno del 2% del totale, quelli che possono aspirare al massimo della pensione, che è di 2.185 dollari (devi aver guadagnato in media 102 mila dollari l’anno oppure circa 250 mila dollari negli ultimi 10 anni della tua attività lavorativa).
Si vive sempre più a lungo: nel gennaio 1940, quando Roosevelt istituì il social security system, in media il pensionato americano avrebbe goduto della pensione per 10 anni, in quanto le aspettative di vita non oltrepassavano i 72 anni. Oggi, con la vita media che si è allungata a 82 anni, può contare mediamente su vent’anni di pensione.
Due lavoratori un pensionato
I pensionati vivono più a lungo. E ogni anno gli americani che decidono di andare in pensione sono sempre più numerosi di quelli che entrano nel mondo del lavoro: un milione e 200 mila in più ogni anno rispetto a coloro che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro. Un trend insostenibile anche per la più grande economia al mondo: fra meno di 20 anni, nel 2033, ci saranno ben 79 milioni di pensionati, oltre il 20% in più di oggi. Ogni due lavoratori, un pensionato da mantenere. E, secondo uno studio pubblicato dal governo federale, il social security system andrà in bancarotta. Non ci saranno più fondi a sufficienza per mantenere un esercito di quasi 80 milioni di pensionati. Il sistema non potrà più mantenersi con i contributi versati da quei 160 milioni di americani che lavorano e al fondo governativo mancherà una cifra astronomica.
La minima? A 62 anni
Il governo dovrà intervenire e finanziare il programma da oltre mille miliardi di dollari l’anno. Dove il governo americano troverà questi soldi è un mistero, impossibile da sciogliere senza tagliare drasticamente la spesa militare, quella medico-sanitaria e aumentare le tasse con percentuali a due cifre. Quest’anno, i 56 milioni di pensionati incasseranno 760 miliardi di dollari. Fra 20 anni occorrerà il doppio e la forza lavoro attiva che pagherà i contributi sarà esattamente uguale a quella di oggi, circa 155-160 milioni di lavoratori.
Negli Usa si può scegliere di prendere la pensione sociale a 62 anni, ma l’assegno mensile in base a quanto si è versato sarà decurtato del 20%. Se si sceglie invece di andare in pensione a 65 anni, l’assegno mensile sarà pieno, il 100% di quanto si è contribuito durante tutta la vita lavorativa.
Con la grave recessione in corso, quasi il 90% degli americani sceglie di ritirarsi anticipatamente a 62 anni, in quanto la pensione sociale attualmente gli garantisce il 90% del reddito; oggi per gli over 60 non c’è lavoro e l’unica soluzione è accontentarsi della pensione minima. L’alternativa è ingrossare il numero degli indigenti, cresciuto sempre più in questi ultimi 4 anni. Gli americani che tirano avanti anche grazie al ‘food stamp’ del governo federale, ossia i buoni acquisto e coupon per comprare i generi di prima necessità (circa 250-400 dollari al mese, dipende dal reddito e da quanti membri è composto il nucleo familiare), hanno ormai toccato il numero record di 15 milioni, quasi il doppio rispetto a 5 anni fa.
Non a caso i repubblicani che attaccano Barak Obama gli contestano di essere il presidente dei ‘food stamp’, perché sotto la sua presidenza il numero degli assistiti è quasi raddoppiato, a conferma che la politica economica del presidente democratico è fallimentare: disoccupazione sopra l’8,1% (e due anni fa era al 9,9%), dollaro debole, la benzina più cara di sempre nella storia Usa (un dollaro al litro, il 30% in più negli ultimi due anni).
Inoltre ci sono oltre 15 milioni di famiglie che hanno perso la casa perché non potevano più pagare il mutuo. La famosa crisi del ‘subprime mortgage’, conosciuta da noi come bolla immobiliare, ha visto milioni di case e appartamenti finire all’asta.
E ci sono ancora 5 milioni di abitazioni pignorate ma invendute, specie in California, Florida, nelle Caroline e in genere nel sud degli Stati Uniti, perché l’americano medio non può permettersi di acquistarle neppure a prezzi stracciati: ora le banche concedono mutui soltanto a ricchi e famosi.