Pubblicato il 31 maggio 2012.
Coaching, innovation, spending rewiew, crescita.
Parole, parole… ma cosa c’é dietro le parole? Perché le parole sono così spesso oggetto di fraintendimenti? E quante volte abbiamo riscontrato che sarebbe stato meglio non parlare? Insomma le parole da dove vengono?
Sappiamo che, da quando il nostro essere nasce, ancora nella vita fetale comincia a percepire miliardi di piccole informazioni che chiamiamo percezioni.
Con un processo successivo alcune migliaia di percezioni si associano sino a diventare quella che chiamiamo una sensazione.
Dopo la nascita il bambino comincia ad associare sino ad arrivare a una immagine: una zona del corpo della madre, un disegno della copertina del letto e così via. Con un lavoro inimmaginabile migliaia di immagini diventano un concetto e finalmente il bambino dice mamma, pappa… le sue prime parole.
Per ciascun individuo la formazione dei concetti è diversa come diverso è l’universo di immagini sensazioni e percezioni da cui viene. I poeti e gli scrittori, quasi come antichi maghi, prendono le parole e con un processo alchemico le combinano non solo per significato ma anche per suoni e per insiemi di suoni fino a produrre sensazioni; e così nascono versi immortali che ammaliano come il canto della sirena: «Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona». Che risonanza!
Nel parlare spesso ci sovrapponiamo o non lasciamo spazio a tale risonanza.
Per migliorare le nostre riunioni e relazioni un’utile tecnica è quella di fornire un oggetto simbolo ( “talking stick”) alla persona che parla, la quale lo passerà al successivo interlocutore, che, prima di far risuonare la propria voce, conterà in silenzio sino a cinque.
Ecco creata la possibilità di ascoltare le parole e la loro risonanza poetica.
Così si scopre che l’altro fa una scelta di parole e che l’insieme di suoni e significati ci regala una comprensione più profonda: la realtà è fatta di metafore e sogni, di visioni immaginarie, musica e colore. Come siamo lontani da quel «sano pragmatismo», «dal partito dei fatti e non parole», dall’ipocrisia comunicativa, dal mondo della comunicazione multipla dove non solo non si conosce bene la persona a cui si comunica, ma non si conosce il momento in cui la comunicazione arriva.
Come se fosse la stessa cosa augurare felice giornata a un bambino che va a scuola o a una persona che si reca al funerale di una persona cara.
Proprio ieri sono stato alla celebrazione a Palazzo Reale a Milano di un matrimonio civile di un caro amico. Il consigliere Davide Corritore al termine della lettura delle leggi ha regalato agli sposi la lettura di una poesia di Alda Merini. Finalmente un esempio di come la poesia anche nell’ambito pubblico può essere veicolo di un nuovo modo di stare insieme. In fondo le opere che hanno segnato il mondo come la Bibbia, il Corano, la tragedia greca, Shakespeare, sono fatte di metafore e poesia dove infinite generazioni in tempi e luoghi assai diversi hanno potuto trovare i loro infiniti modi di essere unici nel tempo e nello spazio e dove per un momento si può toccare la vita reale, quella fatta di poesia.
Bambino
Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.
Alda Merini