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Sgridare un altro e scoprire se stessi

Ripensate a cosa vi irrita sul lavoro e in famiglia; poi rivolgeteli a una parte di voi stessi. Capirete quali sono le parti del vostro carattere da accettare o modificare

Scrivere dopo una notte di festeggiamenti, questa sì che è un’idea! Peccato che abbia mangiato e bevuto troppo e anche dormito pochino. Altrimenti questo articolo sarebbe stato fantastico, stupefacente e stimolante per nuove aperture.
Invece caro lettore ti toccherà un “blabla” da confessione psicoanalitica. Innanzitutto ho scoperto che chi scrive non scrive per farsi leggere da altri, ma scrive a se stesso. Cosa che sto appunto facendo. E così anche chi parla pensa di parlare ad altri, ma sta comunicando direttamente o metaforicamente messaggi a se stesso.
Un mio caro collega e amico, Tim Hurson (autore di “Think better” e co-fondatore del mindcamp di Toronto), ha proposto di tradurre quello che scriviamo o diciamo in una forma di auto riferimento a una parte di noi stessi, destinataria del messaggio.
Per quelli che amano Franco Battiato, come me, consiglio di ascoltare la canzone “La cura”, pensando che il testo non si rivolga a una donna amata, ma a una parte di noi stessi. Garantisco forte emozione.
Ancora, provate a prendere qualunque cosa abbiate scritto per lavoro, piacere, biglietti di auguri o mail e rileggetele cambiando il destinatario e destinandole a voi stessi. O ripensate all’ultima volta che vi siete infervorati con qualche predicozzo su economia, politica, sport, costumi. Ricordatene i principali contenuti e rivolgeteli a una parte di voi stessi.
Se poi siete così fortunati da avere dei figli, osservate attentamente quali cose vi fanno irritare nel loro comportamento. Scoprirete così quali parti del vostro carattere dovrete accettare o modificare.

Insomma, è un po’ come mettersi davanti a uno specchio dell’anima, dove ci si può finalmente vedere senza raccontarsi troppe storie stereotipate sui nostri valori e su chi siamo.
Sarà forse per questo che Eduardo De Filippo scriveva che i figli sono pezzi di cuore. Se poi applichiamo al mondo del lavoro questo principio, saremo sempre più interessati alle persone che ci irritano, o con le quali non siamo a nostro agio, perché è da loro che possiamo apprendere di più. Incredibile cambiamento di prospettiva in un mondo che cerca l’omologazione e il consenso acritico con persone accomodanti.
Nell’ultimo libro della saga di Harry Potter, il protagonista per distruggere il suo nemico deve rintracciare e distruggere tutti i pezzi della sua anima, infatti il mago cattivo Voldemort cerca di sopravvivere creando diversi Horcrux che contengono pezzi della propria anima. Gli Horcrux sono oggetti simbolici, animali o addirittura persone come Harry stesso.

La metafora ci riguarda molto da vicino se pensiamo ad alcuni oggetti pieni di ricordi e simboli per noi e per la nostra storia personale, così per alcune persone con cui abbiamo condiviso momenti significativi e a volte segreti della nostra vita. Perché anche noi viviamo di tanti pezzi d’anima sparsi dentro di noi, né belli né brutti ma unici e irripetibili, che cercano di ritrovarsi tutti insieme come un pranzo di Natale intorno a una poesia, a un canto colorato per un buon 2012.
Finisco allora facendo tanti auguri a me e a tutti quei miei pezzi d’anima che siete anche voi, amici lettori, che non conosco personalmente ma che siete me nel mio immaginario in questo momento.


Matteo Catullo
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