Pubblicato il 29 febbraio 2012.
Si dice sempre che l’Italia è la culla della biodiversità, che abbiamo prodotti eccezionali dietro ogni angolo, che i formaggi abbondano, che i francesi ci fanno il solletico, che nel vino idem. Certo, solo a saper fare sistema e a muoversi con un minimo di intelligenza.
Questo vale anche a livello regionale.
La Puglia in tal senso è una continua sorpresa grazie alle sue tante anime. Tanto che non si capisce nemmeno perché non si declini ufficialmente al plurale, come le Marche.
Chi arriva in autostrada dal Molise, superata Lesina, con il suo lago e le sue anguille, per raggiungere Leuca e il capo che separa l’Adriatico dallo Ionio deve percorrere ancora 400 chilometri, un viaggio nel viaggio. Prima sosta a San Severo, pochi km dopo le bollicine metodo classico della cantina D’Araprì. I titolari ricordano come i loro vigneti sono protetti dalla Maiella e posti a ridosso del Gargano. Nelle varie bottiglie non solo le uve più vocate per lo spumante di qualità ma anche i vari Bombino e Montepulciano, soluzioni “glocal”.
Con Cefalicchio, a Canosa di Puglia, si entra in contatto con una realtà biodinamica che i titolari declinano anche nell’albergo, ristorante e spa, con Castel del Monte in lontananza. È un viaggio nella tipicità: Morellone in purezza nel Vigne Alte, Morellone e Nero di Troia nel rosso base.
Se vi dirigete poco distante verso Andria non potete avere dubbi sulla vocazione di terra: olio, olivi di perdita d’occhio. E così si può dire di Manduria per il vino: un susseguirsi di vigneti che spiegano la popolarità del Primitivo di Manduria. Un suggerimento: Gianfranco Fino, base a Lama vicino Taranto, viti nell’agro di Manduria da meno di un decennio e due vini appena, chiamati Es e Jo (in omaggio a Freud e allo Jonio). Però tutti li sognano per la sorprendente qualità.
Tra il Primitivo di gioia e il rosato di depressa
Se Manduria è tra Taranto e Lecce, è Gioia del Colle, tra Taranto e Bari, la patria del Primitivo di Gioia la cui massima interpretazione oggi si incontra da Polvanera, una realtà biologica in un comune vocato alla pastorizia e alle mozzarelle. Attenti: il numerino che dà il nome ai vari Primitivi, anche il 17, contraddistingue il tasso alcolico…
Infine il Salento che è rosato, ma non solo. Qui due insegne da non perdere attorno Lecce sono Cantele e Castel di Salve. La prima se ne sta a Guagnano, la seconda ancora più verso Leuca, a Depressa di Tricase, con enoteca in pieno centro tricasino. Per loro autoctono è bello e buono, i turisti si fidano, bevono e ritornano. Distanza tra San Severo, le bollicine D’Araprì, e Tricase, il rosato di Francesco Winspeare, 362 km.